
Buckingham Palace trema, anche se ormai dovrebbe esserci abituata. Non è questione di riscaldamento, per via del gas russo che manca, ma dell’ennesimo libro che promette di svelare le “magagne” della famiglia reale più celebre e gossippata del mondo. “Un’azienda che ha più di 1000 anni, con un amministratore delegato quasi centenaria e un settantenne ancora in attesa del suo turno: qualcosa che non ci si può aspettare sia agile”.
La definizione, che può dare l’idea dei timori, è dell’autrice del pamphlet, Tina Brown, nientemeno Lady Evans CBE, giornalista, editrice, editorialista e autrice di talk show inglese che nel 2007 aveva creato non pochi imbarazzi a corte firmando “The Diana Chronicles”, la scomoda biografia di Lady Diana. Insomma, una che segreti & peccati del palazzo li conosce molto bene e soprattutto sa cosa farne.
“The Palace Papers: inside the House of Windsor – the truth and the turmoil”, la sua ultima fatica, è la raccolta minuziosa di 120 interviste e conversazioni con “insiders” che hanno deciso di aprirsi a lei, dando senso compiuto ai “rumors” che si inseguono da tempo sui vari componenti della Royal Family guidata dalla cabina di regia neanche tanto occulta della sovrana più longeva della storia, Elisabetta II, allenata a mettere la monarchia davanti a tutto il resto.
Il libro è in arrivo, ma le anticipazioni si susseguono e promettono un altro mezzo terremoto, come se ce ne fosse bisogno all’interno di “The Firm”, la “ditta”, come la chiamano i sudditi. I primi riguardano Harry e Meghan, la coppia che due anni fa ha scioccato il mondo con il clamoroso “strappo” di voler rinunciare ai piaceri della vita di corte perché stanchi di doversi sorbire anche massicce dosi di veleno quotidiane. I due, filtrati dalla lente di Tina Brown, non escono granché bene: “Sono malati di protagonismo: avrebbero potuto allontanarsi dalla corte britannica negoziando in silenzio senza causare tutta questa bufera”. L’esatto contrario rispetto a Diana, che “aveva una visione precisa e sofisticata di come si sarebbe servita della sua celebrità per aiutare le cause che le stavano più a cuore. Harry e Meghan vogliono fare lo stesso con le loro attività commerciali, ma con una differenza importante: Diana ci aveva pensato meglio”.
Eppure, secondo l’ex direttrice di “Tatler”, “Vanity Fair” e del “New Yorker”, l’invito che hanno ricevuto per partecipare il prossimo giugno alle celebrazioni del “Platinum Jubilee”, i 70 anni di regno di Elisabetta, nasconde un piano di marketing preciso: sfruttarne l’effetto glamour, il clamore che sono in grado di creare ad ogni apparizione, per dare una rinfrescata all’immagine della monarchia sempre più appannata e simile ad un’istituzione inutile, un parco giochi per generazioni di nobili che di nobile hanno spesso ben poco, capricci a parte. Una mossa che potrebbe nasconderne un’altra: il ritorno in patria di Harry dopo la morte di Elisabetta, per fare la propria parte verso il Paese. Anche se, secondo voci altrettanto ben informate, Meghan non avrebbe alcuna intenzione di seguirlo, restando negli States.
Harry, si legge nelle 600 pagine del libro, avrebbe un’antica e personale antipatia verso Camilla, al punto da andare su tutte le furie quando aveva scoperto che la nuova moglie del padre avrebbe preso possesso della sua vecchia stanza nella residenza di campagna di Carlo, ad Highgrove, con l’idea di trasformarla in un cabina armadio. La Brown conferma anche l’astio fra i due fratelli ha radici antiche, ben prima dell’arrivo sulla scena di Meghan, sfociate più volte in litigi in cui le urla dei due si sentivano per tutto Backingham Palace. La comparsa dell’ex attrice americana ha fatto il resto, rendendo il rapporto fra i due fratelli più simile all’acqua e olio.
Non sfugge alla lente neanche il principe Andrea, lo scavezzacollo che ha dovuto dar fondo a tutti i suoi risparmi per raggiungere un accordo con Virginia Giuffre ed evitare di finire alla sbarra con l’infamante accusa di pedofilia. Non era un segreto per nessuno, se non per lo stesso principe, che il suo “amico” Jeffrey Epstein lo definisse un “utile idiota” facilissimo da tenere al guinzaglio.
Nell’accozzaglia di pressapochismo ed ego ipertrofici l’autrice salva soltanto Elisabetta II, una donna dalla forza di carattere inaudita, rimasta “l’ultima persona a sapere sempre come bisogna comportarsi”. E si salvano anche William e Kate, su cui la monarchia conta per il futuro: “Lui non si è mai sottratto al suo destino ed è molto simile alla Regina: prudente, cauto, sobrio. Per quanto riguarda Kate, sorprende quanto sia riuscita a far cambiare opinione di sé: proviene da una famiglia borghese e non ha un pedigree nobiliare, ma sembra che ormai tutti sulla terra si chiedano cosa farebbero senza di lei, perché è straordinaria: una giovane donna che si è laureata in storia dell'arte a St. Andrews, molto seria ma senza mai essere uno zerbino del marito”.










