LA STORIA - Ho scelto un polipo per amico
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Craig Foster stava per tuffarsi nelle fredde acque al largo della punta più meridionale dell’Africa, quando la vide per la prima volta: era una piovra che tentava di nascondersi sotto uno strato di pietre e conchiglie. Del tutto affascinato dall’incontro, decide di seguire a distanza quella creatura timidissima e guardinga, cercando di farle capire che non aveva alcuna intenzione di trasformarla in un piatto, accompagnato da prezzemolo e patate. Per settimane, il polipo lo evita: appena intravede Craig, si nasconde nella sua tana mimetizzandosi, o si infila nella fessura della roccia più vicina. Ma dopo 26 giorni di un corteggiamento quasi ossessivo, Craig prova ad allungare la mano, e lo stesso fa il polipo, distendendo uno dei suoi tentacoli. Era riuscito a conquistare la fiducia di una creatura del mare, disposta ad accettare un essere umano. È una delle scene più emozionanti di My Octopus Teacher (il mio insegnante polipo), documentario che racconta la storia della strana amicizia fra un uomo innamorato del mare e un polipo, delicata creatura marina che sa di dover fuggire da tutti per riuscire a sopravvivere.

Nel documentario, che ha ricevuto otto nomination al “Jackson Wild Media Award” e ha vinto il premio per il miglior lungometraggio al “Festival Earthx Film”, Foster è riuscito a catturare momenti intimi della breve vita di questa piovra trascorrendo con lei due ore al giorno per un anno intero. Negli 85 minuti di durata si vedono i due “amici” aiutarsi per sfuggire all’agguato di uno squalo, il polipo approfittare di un passaggio sulla schiena del suo amico umano e soffrire dopo aver deposto una manciata di uova.

“Riuscire a guadagnare la fiducia di un animale non è semplice: ti ignora per mesi, poi un giorno cambia tutto di colpo: ti accetta, permettendoti di entrare nel suo mondo. La piovra ha mostrato comportamenti completamente inediti per la scienza. Quando ha scelto di farmi entrare nel suo mondo è stato un momento molto speciale: la mia presenza era diventata naturale, come se appartenessi anche io alle creature del mare”.

Foster ha passato gli ultimi dieci anni della sua vita immergendosi in una foresta di alghe nell’Oceano Atlantico, al largo della costa occidentale del Sudafrica, dove la temperatura dell’acqua può scendere di parecchi gradi. Conosciuto come il “Capo delle tempeste”, è un tratto di oceano considerato fra i più insidiosi al mondo, popolato da predatori come diverse specie di squali parecchio aggressivi. Ma per Craig Foster, quello era un modo per affrontare la forte depressione che lo aveva ridotto nella più completa apatia verso la vita: “Stavo lottando, e l’unico modo per riuscire a stare bene era immergermi nell’oceano, che mi rendeva felice fin da quando ero un bambino”.

La terapia che si è autoprescritto ha funzionato, anche se sono serviti anni, accompagnati da numerosi tentativi di contatto con altre specie marine fra cui lontre, balene, seppie e persino squali. “Hanno scelto liberamente di avvicinarsi a me, mostrando un atteggiamento di fiducia e vulnerabilità. Ogni incontro, è un momento che toglie il fiato e guarisce, ma nulla potrà raggiungere il legame che avevo raggiunto con il mio amico polipo”.