
Se non fosse per un algoritmo che ha risolto il mistero, quella di Miles Taverner sembrerebbe una vicenda d’altri tempi. Mister Taverner, 44 anni, ha una sana abitudine: una passeggiata lungo il waterfront di Burnham-on-Crouch, suggestivo villaggio dell’Essex, Inghilterra, dove vive. Lo fa ogni giorno, verso sera, perché non c’è niente di più rilassante che guardare il sole sparire nell’acqua, o vedere la pioggia che pizzica le onde.
Taverner è affezionato a quel tratto di spiaggia, e quando vede qualche rifiuto o cartaccia abbandonata dai soliti maleducati che non mancano a qualsiasi latitudine, non fa finta di niente: si ferma, lo raccoglie, lo butta in un cestino e brontola un po’, perché in giro non c’è più rispetto. Ma una sera, all’interno di una bottiglia verde trovata sulla battigia, si accorge che dentro c’è un biglietto. Torna a casa, riesce a estrarlo e lo legge: “Se trovate questo messaggio, per favore contattate Chloe o Alfie, Clacton-on-Sea, Inghilterra”. Al termine del messaggio, anche un numero di telefono.
Potrebbe essere tutto: una richiesta d’aiuto, uno scherzo, un pegno d’amore. Ma in fondo non importa: per Taverner è qualcosa di straordinario, un mistero che sembra affondare in un passato che non esiste più, a tempi in cui qualcuno chiedeva aiuto o affidava le sue pene d’amore ad una bottiglia che avrebbe viaggiato chissà quanto, sfidando onde, scogli e resti dei pescatori. Oggi non lo fa più nessuno, tutti usano i social, le email, i messaggi: è un mondo elettronico che viaggia in modo invisibile.
Taverner prova a comporre il numero di telefono, ma scopre che non è più attivo: rintracciare Chloe o Alfie diventa un’impresa difficile. O meglio, sarebbe stato quasi impossibile, se non fosse entrato in azione un algoritmo di Facebook, che incrociando il numero di telefono con un profilo a lui sconosciuto, gli ha suggerito l’amicizia con un certo Alfie Hillier, uno dei nomi citati nel “message in a bottle”, titolare di una pagina in cui ancora compariva quel vecchio numero di telefono.
Miles Taverner gli scrive, e Alfie Hillier gli risponde: poco dopo i due passano al telefono quasi due raccontandosi la vita da buoni sconosciuti uniti da qualcosa di strano e magico, ma soprattutto com’è nata l’idea di quel messaggio: risale a 8 anni prima, quando Alfie viveva a Clacton-on-sea e lavorava nella zona del molo. Insieme a Chloe, una sua collega, avevano deciso di scrivere un messaggio e affidarlo al destino. Ma nel tempo, di quella bottiglia se n’era dimenticato: Chloe non l’ha più vista, ora vive ad Harwich con Jade, la sua fidanzata. Ma è stata comunque un’emozione, un tuffo nel passato che a tutti e due ha riportato alla memoria un tempo passato: per Alfie il nome di Chloe, forse un amore mai nato, e una sera di quando aveva 20 anni, e tutto sembrava ancora possibile. Per Miles quand’era un bambino di sei anni, e anche allora aveva trovato su una spiaggia un messaggio in bottiglia scritto da un olandese. Ma quella volta gli era andata peggio: non c’era un algoritmo ad aiutarlo.









