
Ormai da tempo, la calcolatrice elettronica è slittata direttamente nell’elenco delle banalità: circondati come siamo da tale e tanta tecnologia, “l’antico” strumento che ha rivoluzionato la matematica – e salvato intere generazioni di studenti - è uno degli accessori più scontati di qualsiasi telefono cellulare. Nessuno ci fa più caso: esiste, e serve per fare calcoli quando il programma che abbiamo davanti non li fa in automatico.
Ecco perché può avere un senso per pochi, scoprire che il prossimo 5 novembre, nella sede della Bonham di Los Angeles, andrà all’asta una calcolatrice elettronica il cui prezzo finale potrebbe facilmente superare i 50mila dollari.
Non si tratta di uno speciale apparecchio tempestato di diamanti, ma di qualcosa realmente unico, che ha dato il via alla curiosa, lunga e al tempo stesso velocissima storia delle calcolatrici elettroniche.
Per capire di cosa si tratta bisogna tornare indietro nel tempo fino al 1965: in Italia, lo stipendio di un operaio è di 86mila lire e per una Fiat 600 servono 640mila lire. La tecnologia è agli albori: un televisore in bianco e nero si aggira su 150mila lire, a cui aggiungerne altre 12mila di canone Rai, un frigorifero oscilla sui 60mila e per un “long playing” servono 1.800 lire.
Per raccontare la storia come si deve, è giusto aggiungere che nel 1930, Patrick Eugene Haggerty, ingegnere del North Dakota classe 1914, aveva fondato insieme a un gruppo di soci la Texas Instruments, azienda che inizialmente nasce specializzandosi in rilevazioni geologiche per l’industria petrolifera. Ma ad Haggerty tutto questo non basta: come capita solo a qualcuno, l’ingegnere ha la capacità di guardare avanti e immaginare un futuro che in quegli anni marciava ancora a rilento. Sotto la sua spinta e con la collaborazione del collega Jerry Merryman, nel 1955 la “TI” realizza il primo sensore di immagini a infrarossi e solo tre anni dopo brevetta il primo circuito integrato. Quanto basta ad Haggerty per stupire il mondo e prendere a calci la concorrenza presentando al mondo prima la prima radio a transistor tascabile. L’idea che lo tormenta però è un’altra: mette al lavoro la squadra di Merryman, che impiega due anni di tentativi ed esperimenti prima di poter tirare un sospiro di sollievo davanti ad un’invenzione che non ha eguali al mondo: la prima calcolatrice tascabile della storia.
Il lavoro è stato immenso: oltre alla tastiera con 18 tasti e una stampante termica a nastro che funziona da display, i tecnici hanno dovuto ideare da zero l’involucro destinato a contenere tutto, ma con una difficoltà in più: doveva essere piccola, così tanto da poter entrare in una tasca. All’approvazione del progetto, che vale ad Haggerty la medaglia d’oro dell’Industrial Research Institute, seguono quattro anni di altro impegno, necessari per passare dal prototipo alla produzione su larga scala. Presentata nel 1967, quattro anni dopo la Canon lancia sul mercato la rivoluzionaria Pocketronic, una calcolatrice basata sul design di Haggerty: è piccola, ma rispetto all’idea attuale dei pesi dell’elettronica è una sorta di mattone che supera il chilo e costa al pubblico 150 dollari, più o meno un migliaio di biglietti verdi di oggi. Poteva risolvere le 4 funzioni cardine della matematica: addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, ma per l’epoca era una rivoluzione di portata storica.
Quella che agli inizi di novembre andrà all’asta a Los Angeles nel corso della Annual History of Science & Technology non è una Pocketronic, costruita in milioni di esemplari e non impossibile da trovare per i collezionisti. Nossignori: quello esposto alla Bonham è uno dei due prototipi realizzati da Patrick Eugene Haggerty, probabilmente l’unico al mondo, visto che di uno se n’è persa ogni traccia da tempo. È il reperto di una preistoria che risale all’altro ieri.











