IL CASO - Lo squallido spettacolo di una coppia scoppiata
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Johnny Depp ha ragione, Amber Heard torto: dovrà risarcire l’ex marito con 15 milioni di dollari. Dopo sei settimane di processo, è quanto ha deciso la corte di Fairfax, in Virginia, in quello che sarà ricordato come uno dei processi-show più discussi e discutibili di sempre. Di fronte due star di Hollywood (lui molto più di lei, per onestà), salite sull’altare e arrivate a fondo corsa con una velocità che da quelle parti è prassi normale: si conosco sul set nel 2011, quattro anni dopo si sposano a Los Angeles ma resistono appena 12 mesi, quando lei se ne va di casa protetta da un’ingiunzione del tribunale che vieta a Depp di avvicinarla per via di una denuncia per violenze domestiche.

Due anni dopo, Amber prende carta e penna firmando la propria vendetta: un articolo uscito sul “Washington Post” in cui senza mai nominare l’ex marito parla di violenze sulle donne, sessuale e psicologica. È il primo passo: l’ombra di Johnny Depp è così evidente da costringerlo a querelarla chiedendo 50milioni di dollari di risarcimento. A stretto giro di posta, lei risponde con una controquerela in cui alza l’asticella a 100 milioni.

Questo, il preambolo di un processo che ha sminuzzato pubblicamente la vita di due stelle del cinema, con i loro viziacci e pochissime virtù: nelle sei settimane di dibattimento si è visto di tutto, dalle lacrime (che non sono un problema per un attore), alle foto che mostravano cocaina, vino, vodka, whisky e perfino feci sul letto. E poi aerei privati, soldi, sesso, alberghi di lusso e quel popolo di parrucchieri, visagisti, massaggiatori, medici, personal trainer e assistenti vari che orbita come gabbiani intorno alle celebrità. Tutta gente che è stata sentita dalla corte, insieme alla modella Kate Moss, ex fidanzata di Johnny, che ha sempre negato violenze da parte di lui, addossando implicitamente a lei violenze e stranezze.

Lei lo definisce più volte un “uomo fuori controllo”, lui replica le dà “dell’ex spogliarellista alla canna del gas”. Lei sceglie la strana strategia di vestirsi come lui, lui evita puntigliosamente di rivolgerle mai lo sguardo. Sullo schermo scorrono i testi dei messaggi che si mandavano in quei giorni, uno più becero dell’altro.

Si odiano, è evidente, così tanto che la gente fuori inizia a scegliere da che parte stare, e la giustizia americana finisce sminuzzata nei frammenti video di TikTok, YouTube e Facebook. È dal lato di Johnny Depp, licenziato dal set di “Animali Fantastici” e congelato il progetto del sesto capitolo di “Pirati dei Caraibi”, che pende l’ago della bilancia del pubblico: mentre nell’aula gli avvocati studiano le contromosse, sui social l’hashtag #JusticeForJohnny cresce di ora in ora.

Alla fine, Amber Heard si dice costernata e parla di sconfitta per tutte le donne che provano ad opporsi alle violenze domestiche, mentre Johnny Depp ringrazia la corte per avergli ridato la vita. Ma è più una speranza: qualche settimana fa, sconsolato, l’attore aveva ammesso che comunque sarebbe andata, la sua carriera era rovinata per sempre. È l’effetto più probabile: d’ora in poi sarà difficile guardarli al cinema con gli stessi occhi di prima. Hanno saputo dimostrare che il peggio non ha limiti, ed essere ricchi e famosi non salva dai dispetti della vita. Anzi, li rende ancora più cattivi.