IDEE - Il caffè del Maggiolino

La pandemia e il distanziamento sociale possono anche essere una fortuna, seppure molto labile. Ma nel caso di Matthew Pendleton, un artista di Denver, capitale del Colorado, l’idea che un paio d’anni fa aveva avuto per inventarsi un lavoro è diventata quanto mai attuale e richiesta.

Per sbarcare il lunario, in attesa della gloria, Matthew lavorava in un negozio di dischi. Almeno fino a quando i titolari l’hanno convocato per spiegargli quanto segue: visto che il mercato dei dischi in vinile è solo una nicchia, tanto vale far nicchiare anche te. Arrivederci e grazie.

Matthew si è guardato intorno, aggrappandosi all’unica cosa che gli era rimasta impigliata nella mente: un paio d’anni prima, durante un viaggio in Thailandia, era rimasto colpito dai tantissimi banchetti su ruote che per strada vendono qualsiasi cosa sia commestibile. Le idee, a volte, sono un po’ come le ciliegie: Matt cerca un’auto d’occasione, da spendere poco, e si imbatte in un vecchio Maggiolino Volkswagen del 1968 che una ragazza ha deciso di vendere per trasferirsi a Seattle.

Matthew si chiude in garage, smonta e butta via quello che non serve più, fino a tirare fuori l’On the Road Coffee Co., il suo primo “mobile-bar”. Nella zona dove un tempo c’erano i sedili posteriori, il giovane Pendleton sistema un piccolo generatore, necessario per far funzionare il bollitore elettrico, mentre nello spazio anteriore occupato dal sedile del passeggero, trova posto un piano da lavoro con le varie creme a disposizione dei clienti e pile di bicchieri di carta.

L’unico problema, è che Matthew non sapeva neanche lontanamente come si facesse un buon caffè. Ma anche a questo in fondo c’è rimedio: qualche tazza buttata in test esperimenti e nel giro di un mese eccolo pronto per il marciapiede di fronte alla Union Station, dove da quando il caffè del bar è diventato un vago ricordo del passato, decine di persone aspettano ogni mattina che il Maggiolino apra.