ICONS - Ferruccio Lamborghini nella Automotive Hall of Fame

La cerimonia era di quelle solenni, anticipata da un’attesa frenetica: al 200 di Walker Street, dove sorge “The Icon”, uno dei più grandi edifici di Detroit con oltre 1.000 posti a sedere, qualche giorno fa si è riunita la commissione dell’Automotive Hall of Fame. In pratica, coloro che decidono chi, nel proprio passaggio terreno, si è guadagnato l’accesso alla galleria dei nomi impressi per sempre nella lunga storia dell’automobile. Personaggi che grazie a visioni, intuizioni e genialità hanno letteralmente scritto o cambiato le regole, disegnando il futuro. Ne fanno parte, citandone solo qualcuno, Karl Benz, Robert Bosch, David Buick, Louis Chevrolet, Walter Chrysler, André Citroen ed Henry Ford. L’Italia è ben rappresentata: Gianni Agnelli, Nuccio Bertone, Battista Farina, Enzo Ferrari, Giorgetto Giugiaro, Sergio Pininfarina e Bruno Sacco. A loro, qualche giorno fa, si è aggiunto l’ennesimo nome prestigioso: Ferruccio Lamborghini.

Ferrarese, classe 1916, figlio di contadini e appassionato di motori, “Lambo” trova la sua strada nei trattori proprio nel momento in cui l’Italia del dopoguerra ne ha estremo bisogno. È il business che gli permette di pensare al sogno più antico, la sua prima auto, la “350GTV”, messa insieme con la collaborazione di Gian Paolo Dallara, Franco Scaglione e Paolo Stanzani, ed equipaggiata con un 12 cilindri da 3.500 cc di Giotto Bizzarrini.

Per entrare nella leggenda bisogna aspettare il 1966, quando Lamborghini lascia il mondo a bocca aperta con la “Miura”, modello che insieme alla “Countach” rivoluziona per sempre il concetto di auto sportiva. Nel 1972, quando ormai il nome Lamborghini è consacrato nell’olimpo dei creatori di sogni su ruote, Ferruccio cede la quota di maggioranza della sua azienda all’industriale svizzero Georges-Henri Rossetti, preferendo ritirarsi nel suo vigneto in Umbria, dove si dedica alla produzione vinicola. La delusione e le limitazioni della crisi petrolifera che stava mettendo in ginocchio il mondo dell’auto l’avevano convinto a chiudere per sempre quel capitolo. Muore nel 1993 a 76 anni, portato via da un infarto.

Qualche giorno fa, quasi trent’anni dopo, a Detroit, il mondo dell’auto ha deciso di rendergli tutti gli onori. Andrea Baldi, CEO di Automobili Lamborghini Americas, ha rappresentato l’azienda di Sant’Agata Bolognese nella cerimonia in cui il nome di Ferruccio è stato inciso sulla lastra di marmo collocata nella “Hall of Honor” dell’Automotive Hall of Fame: il luogo in cui i visitatori rendono omaggio agli uomini e le donne le cui innovazioni hanno cambiato il modo di vivere al mondo intero.

Fondata nel 1939, l’Automotive Hall of Fame finora ha reso omaggio a 757 nomi provenienti da tutto il mondo, la cui visione imprenditoriale, industriale, sportiva o tecnologica ha avuto un impatto sul settore della mobilità. La sede si trova al 21400 Oakwood Blvd di Dearborn, in Michigan.