HI-TECH - La rivincita del Walkman

In qualche modo, il 1979 aveva il difficile compito di annunciare l’arrivo degli anni Ottanta, la decade più sfacciata, edonistica e fortunata del Novecento, il secolo scorso. Quell’anno muore Sid Vicious, bassista dei Sex Pistols e per mezz’ora, sotto gli occhi straniti dei touareg, nevica sul deserto del Sahara. L’Italia è alle prese con lo scandalo Lockheed, uno dei tanti, e la giustizia americana incrimina Michele Sindona. Il 1° luglio 1979, in Giappone arriva in commercio il Walkman, una rivoluzionaria idea della Sony, colosso che tentava di alleviare i danni lasciati dal Betamax, il sistema di videoregistrazione messo al tappeto dal più economico Vhs.

A ideare il Walkman erano stati Akio Morita, Masaru Ibuka e Kozo Osone: il primo modello, il TPS-L2 alimentato da due batterie stilo, sbarca sul mercato di casa accolto in modo tiepido, forse perché non capito fino in fondo. Ma basta una campagna pubblicitaria martellante e aggressiva perché il miracolo della moltiplicazione si ripeta per l’ennesima volta nella storia dell’umanità. Il successo mette le ali al lettore da passeggio, che l’anno successivo arriva nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove però viene chiamato “Pressman” per la capacità di registrare che rivoluziona il mestiere dei giornalisti e di chiunque abbia necessità di conservare documenti audio.

Ma il Walkman fa ben oltre: diventa il simbolo di una libertà impensabile che consente a chiunque di trasformare la propria vita in un film, scegliendo di persona la colonna sonora della propria esistenza. Fino ad allora, l’unico modo per ascoltare musica all’aria aperta era la radio portatile, con l’obbligo di dover accettare i disturbi del segnale, le chiacchiere e le pubblicità. Il Walkman cambia per sempre il modo di approcciarsi alla musica, che diventa sempre più una questione privata, personale, chiusa e ordinata nelle musicassette da 60, 90 o 120 minuti da portarsi appresso sui mezzi pubblici e facendo jogging. Niente più urla dei genitori e dei vicini, perché il mondo resta al di là delle cuffie: non lo sapevano, i ragazzi del 1979, che quella libertà decenni dopo si sarebbe trasformata in uno dei risvolti meno piacevoli di una società sempre più connessa in rete e disconnessa dalla realtà. Ma tant’è.

Poi, così velocemente com’era arrivato, il Walkman iniziò a uscire di scena, sostituito dalle nuove tecnologie, portandosi appresso il destino delle musicassette, brevettate nel 1963 dagli olandesi della “Philips”. Stavano arrivando i CD e MiniDisc, anche loro destinati alle soffitte nel 2001, quando Apple mette le mani sul mercato per intero con l’iPod e la musica smaterializzata negli algoritmi dell’mp3. Malgrado i tentativi e le innovazioni, il Walkman esce di scena ufficialmente il 23 ottobre del 2010, e al funerale non si presenta nessuno.

A dieci anni dall’addio – e 41 dalla nascita – il Walkman sta tornando. L’hanno annunciato con un “teaser” i reparti marketing della AV Industry, un’azienda parigina specializzata nelle apparecchiature audio di fascia alta. L’idea di partenza del We Are Rewind è un’equazione semplicissima: ridare modo a chi ancora le conserva in qualche scatolone di riascoltare le vecchie musicassette. Ma non solo, visto che dopo il ritorno del vinile, alcune star della musica come Taylor Swift, Jay-Z e Lana Del Rey hanno scelto di mettere in vendita i loro nuovi album anche come musicassette.

We Are Rewind è un lettore portatile dal design squadrato e ispirato al look degli apparecchi anni ’80: oltre al “case” in alluminio è dotato di due ingressi per jack audio da 3,5mm, regolazione del volume, controllo della riproduzione, connessione Bluetooth 5.0 e batteria al litio ricaricabile. Permette la riproduzione e la registrazione. Disponibile in tre colori diversi, e arriverà in commercio a circa 90 euro: la nostalgia è inclusa nel prezzo.