GREEN - Carlo Petrini lascia la presidenza di Slow Food
Foto 1
Foto 2
Foto 3

È nelle sale dell’Università di Scienze Gastronomiche di Bra, nel corso dell’VIII Congresso internazionale di Slow Food, che riecheggiano le parole di Carlin Petrini, forse le più difficili della sua lunga storia d’amore con il movimento creato 32 anni fa.

Davanti a 50 delegati di tutto il mondo, in rappresentanza degli attivisti di 160 Paesi diversi, Petrini usa la consueta ironia: “Da questo pomeriggio non voglio cerimonie di amarcord e di distacco, anche perché balla, salta e canta io continuerò a rimanere il fondatore, che opera per realizzare le fondamenta di un edificio, e il nostro è tutt’altro che terminato. Ma le fondamenta sono salde, frutto del lavoro collettivo. E hanno la piena capacità di sopportare il peso del lavoro che faremo”.

A succedergli è stato designato l’attuale vicepresidente, Edward Mukiini, 36 anni, agronomo ugandese laureato in agricoltura e gestione del territorio, nato lo stesso anno in cui è stato fondato Slow Food. Mukiibi è cresciuto nella zona di Kisoga, un’area distante una quarantina di chilometri dalla capitale Kampala, un tempo votata all’agricoltura per via dei terreni fertili e divenuta negli ultimi decenni diventata un importante centro di commercio. La sua famiglia gestisce da sempre una fattoria e fin da giovane, e Mukiibi ha voluto proseguire l’attività dei suoi genitori. La nomina a presidente di Slow Food è il riconoscimento di un lunghissimo impegno e lavoro. “È il momento giusto per ricostruire, rafforzare e rinnovare – sono state le prime parole del neo presidente - anche le più piccole azioni messe in campo dalle nostre comunità sono portatrici di una speranza concreta e generano un impatto positivo sulle nostre vite, perché siamo una famiglia globale: ciò che riguarda uno di noi riguarda tutti, indipendentemente dalle differenze geografiche, sociali e culturali. Come Slow Food, è importante essere coscienti del fatto che una piccola azione intrapresa a livello locale può avere un impatto enorme altrove. Vorrei esortare ciascuno di noi a lavorare con lo stesso spirito di resilienza dimostrato durante la pandemia, con lo stesso senso di appartenenza e solidarietà, al fine di coinvolgere sempre più persone nelle nostre attività. Lo scopo rimane lo stesso: dar vita a un sistema alimentare che garantisca cibo buono,pulito e giusto a tutti. È questo il nostro ruolo comune: abbracciamolo con convinzione”.

Durante i lavori sono state presentate diverse mozioni, consegnate alla nuova dirigenza affinché si faccia carico della loro attuazione durante il proprio mandato. Tra i documenti, in particolare, l’impegno a denunciare ed eliminare il razzismo intrinseco nelle nostre società, il ruolo che le donne possono svolgere nel sistema alimentare, la difesa della terra dall’accaparramento, dell’acqua e dei semi dalle mire delle multinazionali dell’agribusiness.

Il Congresso ha rinnovato anche il Consiglio di Amministrazione di Slow Food. Ne fanno parte sette persone, quattro donne e tre uomini provenienti da diversi angoli del mondo. Il nuovo Segretario generale, Marta Messa, dirige l’ufficio di Slow Food a Bruxelles, mentre l’americano Richard McCarthy è il co-fondatore del “Crescent City Farmers Market” e di “Market Umbrella”, organizzazione no profit e non governativa attiva fin dagli anni Novanta nell’area di New Orleans, negli Stati Uniti. Ancora Dali Nolasco Cruz, messicana che fa parte della popolazione indigena dei Nahua di Tlaola Pueba, fondatrice e membro del Network of Indigenous Women’s Organizations of Tlaola, Mopampa, Timo’Patla and Yoltik. L’olandese Jorrit Kiewik, cresciuto in una piccola fattoria di Lonneker, nei Paesi Bassi, fin dall’infanzia ha assistito la propria famiglia nella produzione artigianale di pane, formaggi e salumi, Megumi Watanabe, laureata in Educazione presso la Waseda University di Tokyo, è entrata in Slow Food già durante gli anni universitari, quando insieme ad alcuni colleghi ha lanciato la Slow Food Youth Network Japan, ancora Francesco Sottile, agronomo e professore all’Università di Palermo, dove insegna Biodiversità e Qualità del Sistema Agroalimentare e Tutela e Valorizzazione del Paesaggio Rurale, e infine Nina Wolff, tedesca, ha lavorato come ricercatrice associata al Centro di Ricerca Ambientale di Lipsia, come project manager e consulente per diverse ong tra cui la Environmental Action Germany e la U.S. Pew Charitable Trusts, occupandosi in particolare di biodiversità e conservazione ittica e marina.