GLAMOUR - Il tramonto della cravatta
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Era più o meno la metà degli anni Novanta, quando negli impettiti uffici di Wall Street esplode una piccola ma significativa rivoluzione: il friday wear. Il venerdì, ultimo giorno lavorativo della settimana, in cui ai “colletti bianchi” viene concesso di lasciare a casa la cravatta.

Da allora, l’attacco all’accessorio maschile più formale è stato incessante, nutrendosi ogni volta di definizioni nuove. Nell’epoca dei “Millennials”, ad esempio, la teoria che manda in pensione la cravatta corre sotto il nome di no more power suit, e a cavalcarla non è stato il solito elegantone newyorkese, ma il serissimo “Washington Post”, uno dei più autorevoli quotidiani del mondo, che accompagnato dal giudizio dei guru dell'immagine, sulle sue pagine ha definitivamente sancito il tramonto del sinonimo che da decenni lega giacca e cravatta all’idea di eleganza.

Una rivoluzione al dress code partita dalla solita Silicon Valley, patria dei cervelloni del web che a tutto pensano, tranne ad avere uno stile che si discosti troppo dalla praticità, e di cui Steve Jobs, il guru di Apple, che con i suoi maglioncini neri, jeans e sneaker, è stato fra i primi a spostare l’attenzione da ciò che si vede a quel che va osservato davvero. Ha fatto scuola, l’indimenticabile Jobs, contagiando gente come Mark Zuckenberg, papà di Facebook, ma anche Sergio Marchionne, che sul maglioncino blu ha aveva saputo costruire la sua immagine pubblica.

Insomma, ore contate per la cravatta e i tagli più formali delle giacche, con spazio a materiali e colori che puntano dritti verso il casual, ma conservando comunque segnali di raffinata eleganza, solo più attuale e meno ingessata.

Fa eccezione l’onnipresente Donald Trump, “aficionado” delle cravatte italiane, anche in questo diverso da Barack Obama, il suo predecessore, che spesso e volentieri abbandonava lo stile formale per concedersi al casual.

In effetti, ci si chiede da tempo, che senso ha continuare ad usare la cravatta, uno degli strumenti di tortura più odiati dagli uomini? I maschi la portano da circa 400 anni, costretti ad una perfezione di stili, materiali e nodi che per lungo tempo hanno fatto da spartiacque fra disordine e affidabilità.

Ma a dare un senso alla rivoluzione del dress code sono forse i ragazzini inglesi che frequentano scuole in cui la cravatta fa da sempre parte della divisa: appena le lezioni finiscono le girano sulla schiena, le nascondono o le chiudono con nodi fantasiosi e improbabili.