GLAMOUR – Le sneakers distrutte, l’ultimo grido
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In genere, fra gente vagamente normale, quando un paio di sneakers si riducono a brandelli, finiscono nel cassonetto dell’indifferenziata. E senza alcun rammarico.

Ma questo non vale per il mondo della moda, dove l’imperativo è esagerare sempre, anche a costo di sfidare le più normali regole del buon senso. L’ultima trovata, che ha fatto il giro del mondo muovendo critiche a mai finire, arriva da “Balenciaga”, casa di moda parigina fondata nel 1917 dal couturier spagnolo Cristòbal Balenciaga: uno, per capirci, che Christian Dior aveva definito “Il maestro di tutti noi”.

Chiusa negli anni Settanta e riaperta con nuova gestione una decina d’anni dopo, all’inizio del nuovo millennio la maison è passata sotto il controllo della multinazionale tedesca “Kering”, proprietaria di marchi come “Gucci”, “Yves Saint-Laurent”, “Alexander McQueen”, “Girard-Perregaux” e “Pomellato”. Ma l’elenco è tanto lungo quanto prestigioso.

È proprio il marchio Balenciaga, non nuovo alle provocazioni e da molti considerato il marchio più “punk” del circo della moda, al centro di un vero e proprio caso internazionale che si concentra sulla collezione “Paris Sneakers”. Delle semplici scarpe da ginnastica, vendute al modico prezzo di 1.450 euro al paio, praticamente distrutte.

Un accessorio estremo in cui l’estetica “used” è portata all’estremo, fino a sfociare nel “destroyed”: ma così tanto da renderle difficili, se non impossibili, da indossare. Le Paris Sneakers, per altro simili a delle “Converse”, sono disponibili in due modelli, alte o basse, e virate in diversi colori, ma tutte – indistintamente – sembrano emerse da un capanno degli attrezzi o da un cassonetto dei rifiuti. Eppure, dicono gli esperti, la provocazione è proprio quella: rendere un accessorio al limite dell’inguardabile in un oggetto di culto desiderabile e per questo carissimo. Balenciaga, come accennato, non è nuovo alle provocazioni; dopo aver sdoganato la busta della spesa a motivi floreali in accessorio da sera, lo scorso anno ha fatto lo stesso con le “Crocs”, gli zoccoli di plastica rivisitati con tacco a stiletto.

Ma questa volta c’è un trucco, che è giusto svelare proprio alla fine: le vere “Paris Sneakers” in vendita hanno sì un’aria grunge, sono tutt’altro che un rifiuto solido urbano. Quindi? Nient’altro che un po’ di sano e geniale marketing che evidentemente funziona, o non saremmo qui a parlarne.