
Con 750milioni di spettatori, il matrimonio del 29 luglio 1981 fra il principe Carlo e Diana Spencer, resta uno degli eventi più globali di sempre. La sublimazione dalle favole più belle: un principe che sposa una ragazza di 19 anni di cui si è innamorato, anche lei di nobili natali ma che per vivere lavorava come maestra d’asilo.
Non è andata così, lo sanno perfino le pietre: la coppia si sarebbe separata ufficialmente nel 1992 per divorziare nel 1996: 15 anni, due figli, e molti più tradimenti, accuse, ripicche e dispetti dopo.
Ma del “matrimonio del secolo”, un dettaglio è passato alla storia diventando altrettanto leggendario: lo sfarzoso abito indossato da Lady Diana. Copiatissimo ovunque, era stato creato da David ed Elizabeth Emanuel, una coppia di designer inglesi neanche trentenni titolari di una boutique in Brook Street, a Londra, scelti personalmente da Diana Spencer dopo aver indossato una blusa di chiffon commissionata ai due per un servizio fotografico.
La realizzazione dell’abito, considerato uno dei segreti moda meglio conservati della storia, costò cinque mesi di duro lavoro, rigorosamente con finestre chiuse e tende abbassate per evitare il rischio dei teleobiettivi dei paparazzi: al termine ogni giornata, ogni disegno, bozza o schizzo veniva distrutto e le 15 diverse prove dell’abito organizzate ogni volta in gran segreto.
Un capolavoro di artigianato, creato prendendo ispirazione degli abiti degli antichi “royal wedding” e con l’idea di “rendere Diana una vera principessa delle fiabe”, composto da una gonna immensa e maniche a sbuffo, il tutto in una nuance avorio per risaltare la carnagione di Diana. Realizzato in prezioso taffetà lucido della “Stephen Walters”, antichissima ditta inglese, con seta di Dorset e tempestato di merletti dell’800, appartenuti alla Regina Mary che decorano il bustino con scollatura a cuore. Per il sottogonna e il velo furono necessari 230 metri di tulle, mentre 10mila furono paillettes e perle cucite a mano per rendere l’insieme più luminoso. A completare l’opera una giarrettiera blu, colore simbolo di lealtà e fedeltà, e l’etichetta dei due stilisti, che includeva un mini ferro di cavallo in oro gallese da 18 carati tempestato di diamanti bianchi. Problema non da poco le scarpe, realizzate a mano da Clive Shilton, una celebrità in materia, con l’obbligo di non esagerare con il tacco perché la sposa non superasse il principe in altezza.
L’effetto, quando Diana varcò la soglia della cattedrale di St. Paul occupando per intero la navata centrale con 7,62 metri di strascico, lasciò il mondo senza fiato, ma l’abito finì per creare qualche problema anche alla sposa obbligata a salire e scendere dalla carrozzare reale.
Nel suo testamento, Diana ha lasciato il suo abito da sposa ai due figli, William ed Harry, ma fino al 2014 Charles Spencer, il fratello di Diana, l’ha portato in giro per il mondo come pezzo forte della mostra itinerante “Diana: A Celebration”. Nelle scorse ore, è stato annunciato che l’abito sarà nuovamente esposto al pubblico dal prossimo 3 giugno, e fino al 2 gennaio del prossimo anno, nella mostra Royal Style in the Making (La creazione dello stile reale), ospitata nell’orangerie di Kensington Palace, insieme ad altre creazioni indossate dai membri della Royal Family più celebre del mondo. Un omaggio in più voluto espressamente da William e Harry, nell’attesa dell’inaugurazione della statua dedicata ala madre che sarà svelata il prossimo 1° luglio, in occasione di quello che sarebbe stato il 60esimo compleanno di Lady D.












