GLAMOUR – Dietro le quinte degli «Angeli»
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C’erano una volta gli angeli di “Victoria’s Secret”: un marchio di lingerie che ogni anno - per 24 anni - è riuscito nell’impresa niente affatto semplice di mettere sul palco tutte insieme le modelle più belle del mondo per il “Fashion Show”, il più incredibile e sexy evento del fashion glamour mondiale. Roba vietata ai deboli di cuore.

Ma allora c’era anche in libera circolazione un certo Jeffrey Epstein, miliardario e imprenditore nell’immagine pubblica, pedofilo e cacciatore di ragazzine in quella privata. Mettendo insieme due indizi, sembra onestamente difficile immaginare che uno come Epstein si sia fatto sfuggire un tale concentrato di corpi da copertina.

Sui faraonici show degli angeli, nel 2019 è piombata la parola fine, annunciata dalla modella australiana Shanina Shaik nel corso di un’intervista con il Daily Telegraph. Erano le prime avvisaglie di una crisi economica del brand di lingerie americano, dovuta all’assalto di marchi più economici e meno impegnativi, amati dalle giovanissime, e all’emorragia di spettatori degli show trasmessi in televisione. Non era da meno la rete di connivenze pagate un tanto al chilo da Epstein, messo alle corde dal più grande scandalo sessuale mai visto in America. Un’inchiesta che ha solo sfiorato nomi impegnativi come il principe Andrea, Bill Clinton, Bill Gates, Donald Trump e altri, concludendosi con il misterioso suicidio in cella di Epstein e la condanna a 20 anni di galera per Ghislane Maxwell, la fornitrice ufficiale di giovani prede che dovevano essere - nell’ordine - bellissime e con famiglie disgraziate, così tanto da non poter impensierire il miliardario.

Su questo binario si è mosso il lavoro di Matt Tyrnauer, regista e giornalista investigativo che si è messo in testa di scovare le connivenze, al momento del tutto inedite, fra il brand di lingerie e i pruriti del miliardario. Attraverso una serie di interviste, Tyrnauer è riuscito a mettere insieme “Victoria’s Secret: Angels and Demons”, un docufilm presentato al “Tribeca Film Festival” di New York e diffuso sulla piattaforma “Hulu” da 14 luglio, in cui si gettano ombre scure del rapporto fra Epstein e Les Wexner, miliardario fondatore di “L Brands”, l’impero che aveva proprio in Victoria’s Secret una delle sue punte di diamante.

Più volte tirato in ballo, Wexner ha sempre negato di essere a conoscenza delle manie del suo collega e di possibili intrusioni nel backstage degli angeli. In pratica, è la storia mai raccontata prima di quel che c’era dietro un rapporto di consulenza professionale fra due miliardari a cui piacevano soldi, potere e un paio di altre cose. Fra le interviste compaiono diverse modelle che ammettono di essere state molestate da Epstein, o di aver subito pressioni dal brand per meritarsi le “ali” che per 24 anni hanno consacrato la bellezza assoluta.

“La serie mette in luce la bizzarra dinamica tra Wexner ed Epstein, e come sia stata accennata per anni dagli stessi media di New York. Tutto questo accadde nella New York degli anni ’80, ’90 e successivamente. Trionfava un atteggiamento particolare che ora sembra perduto, ma che ha gettato le basi per tutto quello che sarebbe successo dopo. Nel 1985 Wexner era comparso in copertina “New York Magazine’, affiancato da due modelle col titolo “The Bachelor Billionaire”, lo scapolo miliardario. Allora era corteggiato da giornalisti di gossip, come da donne e da enti di beneficenza: quella copertina era il sipario del nuovo miliardario pronto a scendere nell’arena”.

Fondato a San Francisco nel 1977 da Roy Raymond e la moglie Gaye, il marchio “Victoria’s Secret” nasce per colmare un vuoto nel mercato della lingerie, fino ad allora votata in massima parte a tristi modelli in nylon con inguardabili stampe floreali. Con 80mila dollari di prestito, Roy e Gaye aprono il loro primo negozio all’interno dello “Stanford Shopping Center”, chiudendo il primo anno con un guadagno netto di 500mila dollari. Nel 1982 la società passa nelle mani di Lexie Wexner, creatore di “Limited Brands”, che rinnova le collezioni e amplia la rete vendita con l’apertura di 346 negozi negli Stati Uniti.

Nel 2006, con oltre 1.000 punti vendita, Victoria’s Secret chiude l’anno con un fatturato di 5 miliardi di dollari. In un programma di consolidamento globale del marchio, quattro anni dopo l’azienda vara un progetto di franchising internazionali che porta all’apertura di punti vendita in Sudamerica, Medio Oriente e successivamente in Europa, iniziando da Londra.

Le polemiche negli anni non mancano: nel 2011 “Bloomberg” rivela che il cotone dei capi Victoria’s Secret arriva dal Burkina Faso, che significa alimentare lo sfruttamento del lavoro minorile. L’anno successivo la modella Karlie Kloss indossa un copricapo di piume che scatena le ire dei nativi americani, mentre nel 2014 il marchio è costretto a ritirare la campagna pubblicitaria che ha come slogan “The Perfect Body”, perché accompagnato da modelle troppo magre per essere vere.

Nel 1995, il brand mette in scena il primo di quello che è destinato a diventare uno dei più amati e seguiti appuntamenti del mondo della moda: il “Victoria’s Secret Fashion Show”, l’anteprima delle nuove collezioni in un tripudio di modelle stratosferiche accompagnato dalle performance delle più grandi stelle della musica, in perfetto stile hollywoodiano.

Nel tempo, nelle file dei celebri “Angeli” sono passate le più belle del pianeta: Helena Christensen, Gisele Bundchen, Heidi Klum, Alessandra Ambrosio, Adriana Lima, Rosie Huntington-Whiteley e Candice Swanepoel.

Oggi, l’azienda punta tutto sul “body positivity”, prendendo le distanze da un passato oscuro e morboso, di cui si è più volta scusata. Nel corso della pandemia ha chiuso ogni negozio per una sorta di stop e restart con tanto di cambio del management, dei designer e perfino dei negozi, dove le foto alle pareti non sono più soltanto di donne con corpi filiformi.