
È un appuntamento annuale, che si ripete ogni primavera, in cui l’Italia apre le sue porte più segrete, quello che spesso restano chiuse per il resto dell’anno. Palazzi storici, giardini nascosti, laboratori artigiani, centri di ricerca, teatri e persino infrastrutture industriali. Sabato 21 e domenica 22 marzo tornano le Giornate FAI di Primavera, l’appuntamento nazionale dedicato alla scoperta del patrimonio culturale e paesaggistico italiano, giunto alla 34ª edizione.
Il numero è impressionante: 780 luoghi aperti in 400 città. Ma il dato che racconta meglio lo spirito dell’iniziativa è un altro: dalla prima edizione del 1993, quasi 13 milioni e mezzo di persone hanno partecipato all’evento scoprendo oltre 17.000 siti sparsi lungo tutta la Penisola.
A rendere possibile l’apertura dei siti in tutta Italia sono oltre 7.500 volontari attivi nelle delegazioni e nei gruppi della fondazione. Accanto a loro anche circa 17.000 studenti delle scuole secondarie, gli ormai noti “Apprendisti Ciceroni”, che accompagneranno il pubblico nelle visite guidate dopo un percorso di formazione svolto insieme ai docenti.
Il coinvolgimento delle nuove generazioni è uno degli elementi più significativi della manifestazione: i ragazzi diventano narratori del proprio territorio e contribuiscono a valorizzare il patrimonio culturale.
Le visite si svolgono generalmente con contributo libero, una forma concreta di sostegno alle attività della fondazione, e le donazioni raccolte durante il fine settimana contribuiscono ai progetti di tutela, restauro e valorizzazione che il FAI porta avanti durante tutto l’anno.
Tra gli esempi più significativi figurano alcune aperture previste a Torino, dove i visitatori potranno entrare negli ambienti storici del Palazzo di Città, sede del municipio, e scoprire sale di rappresentanza solitamente non accessibili. Sempre nel capoluogo piemontese sarà possibile visitare l’Opificio delle Rosine, istituzione nata nel Settecento con l’obiettivo di favorire l’autonomia lavorativa delle donne e oggi trasformata in spazio culturale, e accedere agli spazi dell’Auditorium Rai Arturo Toscanini, casa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
In molte altre città italiane l’evento offrirà l’occasione di entrare per la prima volta in edifici pubblici, prefetture, complessi architettonici del Novecento e collezioni private normalmente non aperte al pubblico.
Tra le novità dell’edizione 2026 spicca un percorso tematico dedicato agli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, che ricorrono proprio nel 2026. In diverse regioni italiane saranno aperti complessi religiosi e luoghi legati alla tradizione francescana, offrendo l’opportunità di approfondire la figura del santo e il suo lascito culturale e spirituale.
Tra i siti coinvolti figurano il Santuario di San Donato a Ripacandida, in Basilicata, spesso definito la “piccola Assisi lucana”, e il Convento di San Fortunato a Montefalco, in Umbria, che custodisce importanti testimonianze artistiche del Rinascimento.
Il viaggio proposto dalle Giornate FAI non si limita ai grandi monumenti ma include anche luoghi che raccontano la creatività e il lavoro. Un esempio è la "Attrezzeria Rancati" a Cornaredo, vicino Milano, storica bottega specializzata nella realizzazione di oggetti di scena per teatro e cinema. Da decenni questo laboratorio contribuisce alla produzione di scenografie e materiali utilizzati in spettacoli e film internazionali.
In Romagna sarà invece possibile entrare nella "Stamperia Pascucci"", una delle più antiche stamperie tessili italiane, che celebra due secoli di attività e di tradizione artigiana.
Accanto alle botteghe storiche trovano spazio anche istituzioni dedicate alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica. Tra queste la "Fondazione Eucentre" di Pavia, punto di riferimento internazionale nello studio dei terremoti, e il progetto universitario "ChIP" di Camerino, nato dopo il terremoto del 2016 come simbolo della rinascita scientifica e accademica del territorio.
Il patrimonio raccontato dalle Giornate FAI dedica ampio spazio anche al paesaggio e alla biodiversità: giardini storici, parchi botanici e boschi privati apriranno eccezionalmente al pubblico, offrendo percorsi di visita che permettono di conoscere ecosistemi, specie botaniche rare e paesaggi spesso poco accessibili.
Per chi preferisce esplorare il territorio in movimento, sono previste anche decine di itinerari in bicicletta che collegheranno diversi luoghi trasformando la visita in un’esperienza di scoperta lenta del paesaggio.
Il programma completo delle aperture e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale dell’iniziativa. L’invito è scegliere una destinazione – magari vicino a casa – e lasciarsi sorprendere da ciò che spesso resta invisibile nella vita quotidiana.








