TEMPO LIBERO - Il «Geocaching», la caccia al tesoro moderna
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Il “Geocaching”, una sorta di caccia al tesoro globale che attira sempre più appassionati, ha perfino una data di nascita ufficiale: 2 maggio 2000. Quel giorno, il giovane Dave Ulmer, uno studente di Portland, decide di scoprire se grazie al “Selective Availability” voluto dall’allora presidente Clinton, al segnale GPS per uso civile era stato realmente eliminato il disturbo che volutamente limitava la precisione della geolocalizzazione da 100 a 10 metri.

Per testarne la veridicità, Dave punta verso le colline dell’Oregon, nasconde una scatola piena di libri, videocassette, un bloc notes e una penna, inviando le coordinate ad un gruppo di amici, accompagnate da un messaggio: “The Great GPS Stash Hunt” in cui spiegava l’esperimento.

L’idea piace e nel giro di qualche settimana diventa virale: i partecipanti iniziano a loro volta a nascondere contenitori (detti inizialmente “stash”) coinvolgendo altra gente: nel giro di un mese qualcuno nascondeva il primo stash australiano, mentre per il primo sul suolo italiano bisogna attendere l’aprile del 2001 in Sicilia.

Ed è sempre Dave Ulmer a proporre un cambio di nome: da stash e geocache, aggiungendo il suffisso “geo” al termine “cache”, che erano razioni di rifornimenti nascosti con cura da cercatori e pionieri.

Da allora, i geocache occultati si sono moltiplicati a dismisura - solo in Italia se ne conterebbero circa 30mila – ampliando il semplice concetto di caccia al tesoro fino a trasformarlo in occasioni per stare all’aria aperta, esplorare luoghi sconosciuti o riscoprire il proprio territorio.

Partecipare è semplice: dopo essersi iscritti sulla piattaforma dedicata si sceglie uno stash da individuare attraverso la mappa. L’unica attrezzatura richiesta è uno smartphone con connessione dati con cui seguire l’app ufficiale o un GPS di tipo escursionistico e una penna.

Il passo successivo è trovarlo di persona, mettere data e firma sul logbook (ecco a cosa serve la penna) per poi riposizionarlo esattamente dove era stato ritrovarlo, per permettere agli altri di fare lo stesso. Non è obbligatorio, ma consigliato, raccontare sul sito la propria esperienza, magari lasciando un indizio in più.

Per chi se lo sta chiedendo non si vince nulla, se non il pacere di aver partecipato ad un evento senza confini e aver passato qualche ora in compagnia di amici immersi per lo più nella natura.

Scendendo nel dettaglio, i geocache non sono tutti uguali, per alcuni è sufficiente seguire le coordinate, mentre per altre è necessario risolvere qualche enigma. Anche il contenuto interno, le dimensioni e la forma cambiano: da quelle che contengono solo il logbook, il libro delle firme, a quelle che contengono portachiavi, Dvd, adesivi, pupazzetti, monete o comunque oggetti di scarso valore che possono essere presi, ma a patto di lasciare qualcosa di pari valore. Proprio come facevano i cercatori.