
“La Nuova Zelanda è uno dei paesi più incontaminati della Terra: una popolazione esigua e la posizione geografica, rendono l’aria fra le più pure al mondo”. In questo modo si presenta una delle più folgoranti trovate di marketing, a metà strada fra la paccottaglia per turisti affamati di souvenir e la straordinaria abilità di vendere nulla, di cui pensavamo di essere maestri solo noi italiani.
Nei duty-free degli aeroporti della Nuova Zelanda, 276.710 km quadrati per quattro milioni e mezzo di abitanti, da qualche tempo si trova la “New Zealand Air”, una bomboletta con tanto di mascherina inalatore, prodotta da diverse aziende, che assicura fra i 130 ed i 150 respiri d’aria pulita incontaminata. Roba che costa: 35 dollari neozelandesi, circa 20 euro, che per qualche boccata d’aria è un bel pagare.
Un business lanciato in grande stile, con slogan ad effetto (“Quando si tratta di salute perché rischiare? La vita non ha prezzo”) e tanto di spiegazione tecnico-scientifica: “La nostra aria viene raccolta con tecnologia di compressione, viene pulita, raffreddata, filtrata, bilanciata e testata fin a raggiungere la purezza più immacolata, totalmente priva di tossine e impurità”.
A volerla dire tutta, però, la Nuova Zelanda non ha inventato nulla: anni fa, per le strade di Napoli si aggirava Gerardo, uno “scugnizzo” più grande della sua età che vendeva bottigliette riempite con “L’Aria di Napoli” e accompagnate da una motivazione irresistibile: “L’aria di Napoli non è un souvenir, è un’opera d’arte”.









