
Un giorno lontano, quando per ascoltare un brano musicale sarà sufficiente pensarlo, per sentirlo un attimo direttamente nella propria testa, senza cuffie e senza fili, a qualcuno potrebbe venire un po’ di malinconia. È pensando ad un futuro distopico e velocissimo, che la “Elire Management Group” ha deciso di salvare dall’oblio del tempo la musica, tutta quella prodotta finora, dai canti degli aborigeni a Beethoven e Michael Jackson, nessuno escluso.
La “Elire”, una società di venture project con base a Oslo, in Norvegia, ma con sedi a Singapore, Canada, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, ha appena terminato la realizzazione di un “caveau” artico sotterraneo in cui conservare per i posteri, gli alieni o chiunque arriverà, l’archivio completo della musica, forse l’arte più capace di esprimere emozione, dolcezza, rabbia, amore e odio. Il problema più grosso è stato forse decidere il formato di archiviazione, tentando di immaginarlo fruibile in là nel tempo, quando anche gli mp3 saranno diventati la preistoria della tecnologia. Per ovviare, la scelta della società norvegese è caduta su una tecnologia di archiviazione ibrida che sfrutta codici QR ad alta densità scritti su pellicola ottica.
La struttura del “vault” è garantita per 1000 anni e a prova di attacco nucleare, ma a fare il resto è il clima secco e freddo dell’Artide, che permette un notevole risparmio di energia nel processo di raffreddamento delle macchine che mantengono in vita l’enorme archivio.
Il caveau, scavato 300 metri nel sottosuolo e coperto da terra e ghiaccio, si trova nel territorio delle Svalbard, arcipelago del mare Glaciale Artico, le terre abitate più a nord del pianeta, che ospitano già una banca genetica dei semi in cui è conservato il più grande numero di specie vegetali.








