SOCIETA’ – Una generazione sospesa tra possibilità e pressione

Non è facile decifrare il mondo che gli adulti stanno consegnando ai giovani. Non lo è perché il presente sembra una distesa di possibilità senza precedenti e, allo stesso tempo, come un territorio segnato da fratture profonde. Libertà, mobilità, accesso all’informazione, orizzonti globali: mai come oggi le nuove generazioni hanno avuto così tante porte aperte.

Eppure, proprio questa apertura rischia di trasformarsi in pressione, disorientamento e senso di inadeguatezza. È in questa tensione tra opportunità e fragilità che si inserisce “FRAGILE – mappae mundi di una nuova generazione”, la prima ricerca dell’Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia promosso da Fondazione Unhate, la realtà del Terzo Settore ideata da Alessandro Benetton e sostenuta da Edizione, Mundys e Aeroporti di Roma.

Lo studio, guidato dal sociologo Mauro Magatti, analizza il modo in cui i giovani tra i 13 e i 24 anni reagiscono a un contesto impregnato da trasformazioni rapide, discontinuità tecnologiche e cambiamenti geopolitici che incidono profondamente sulla crescita individuale.

La ricerca nasce con l’idea di offrire una fotografia dettagliata della condizione giovanile, mettendo a disposizione di istituzioni, imprese, servizi educativi e territori strumenti concreti per comprendere bisogni e potenzialità delle nuove generazioni.

L’indagine si fonda su 1.500 questionari quantitativi, 30 interviste a figure educative provenienti dal mondo della scuola, dell’extrascuola, della famiglia e della rieducazione, oltre a 100 contributi audio inviati dai ragazzi tramite smartphone e a una giornata di confronto in formato unconference che ha coinvolto 80 giovani provenienti da tutta Italia.

Il lavoro, realizzato anche in collaborazione con la Fondazione Poetica per la Generatività Sociale e pubblicato dalla casa editrice Erickson, integra sociologia, pedagogia e psicologia per offrire una lettura del presente giovanile complessa ma accessibile.

Il risultato è una mappa generazionale che evidenzia una polarizzazione significativa. Il 24% dei giovani italiani rientra nel profilo degli “sfiduciati sotto pressione”: ragazzi che percepiscono il mondo come spaventoso, si sentono sopraffatti e incapaci di agire, faticano nelle relazioni e interiorizzano il disagio senza chiedere aiuto.

Prevalgono stanchezza emotiva e senso di inadeguatezza, pur nella consapevolezza dell’importanza del supporto psicologico. All’estremo opposto il 17% dei “fiduciosi propositivi”, giovani aperti e attivi, dotati di buon equilibrio emotivo e relazionale, con scarsa ansia e forte capacità progettuale. Per loro il mondo è un campo di opportunità, non una minaccia.

Tra i due estremi si colloca la maggioranza dei ragazzi: da una parte i “moderati in transizione”, pari al 34%, che rappresentano il gruppo più ampio: vivono una condizione di equilibrio fragile e necessitano di accompagnamento costante per evitare di scivolare verso situazioni di crisi.

Dall’altra gli “irrequieti in bilico”, il 25%, caratterizzati da una forte pressione legata alla performance: oscillano tra attivismo intenso e rischio di sovraccarico emotivo, vivendo l’apertura del mondo come una sfida che può trasformarsi rapidamente in fonte di stress.

Nel complesso, la ricerca evidenzia una tendenza ambivalente. Oltre i due terzi dei giovani mantengono una visione fiduciosa di sé e del proprio futuro, guardano con interesse all’Europa e ripongono fiducia nello sviluppo scientifico e tecnologico. Tuttavia emergono segnali diffusi di affaticamento psicologico, in particolare nella fascia di età compresa tra i 17 e i 19 anni, quando le scelte formative e professionali iniziano a delinearsi con maggiore urgenza.

Secondo Alessandro Benetton, la creazione dell’Osservatorio permanente rappresenta un passaggio coerente con la missione di Fondazione Unhate: intervenire sulle cause profonde di odio e violenza generando opportunità concrete per i giovani. L’obiettivo è costruire contesti capaci di attivare il loro potenziale attraverso progetti consapevoli e basati su dati reali. In un’epoca segnata da grandi discontinuità, le trasformazioni devono essere lette non solo come fattori di rischio, ma come occasioni per ripensare il modo in cui la società affronta le sfide del presente.

Il progetto UNFILTERED, laboratorio permanente dell’Osservatorio, rappresenta uno degli strumenti centrali di questa strategia. Attraverso un approccio integrato che combina ricerca quantitativa e qualitativa, mira ad ascoltare i giovani “senza filtri”, restituendo una mappa della loro condizione utile a orientare scelte educative, istituzionali e di policy.

Le testimonianze raccolte raccontano una libertà percepita come ambivalente: desiderata e al tempo stesso difficile da gestire. Non si tratta di un problema generazionale in senso stretto, ma di un indicatore del funzionamento degli ambienti in cui i giovani crescono.

Tra i fattori che influenzano in modo determinante il passaggio dall’apertura alla chiusura, Magatti individua tre elementi trasformativi: l’affiliazione, intesa come qualità delle relazioni e senso di appartenenza, l’attenzione, ovvero la capacità degli adulti di accompagnare i percorsi individuali e l’applicazione, cioè il confronto concreto con la realtà e con l’altro. La sfida è aumentare la quota di giovani che riescono a trasformare l’apertura in attivazione, portando il 17% attuale a percentuali significativamente più alte nei prossimi anni.

In questo quadro la scuola rappresenta uno snodo decisivo. Molti studenti la percepiscono soprattutto come luogo di valutazione e pressione, mentre rafforzarne la dimensione educativa e orientativa, in particolare tra i 16 e i 20 anni, potrebbe aiutare a costruire una visione più chiara del futuro. Un orientamento continuo, collegato a esperienze reali e al territorio, è uno strumento essenziale per sostenere scelte più consapevoli e ridurre il rischio di blocco.

Accanto alla scuola, le attività extrascolastiche — sport, arte, volontariato — si confermano fattori protettivi fondamentali per la salute mentale. Sono esperienze che favoriscono la costruzione di relazioni e rafforzano il senso di appartenenza, contribuendo a trasformare il mondo contemporaneo in una risorsa anziché in una minaccia.

La ricerca evidenzia anche le principali criticità percepite dai giovani. Il 69% indica bullismo, disturbi alimentari e depressione come problemi strutturali della propria generazione, il 64% segnala abuso di alcol e attacchi di panico, il 63% riconosce il ritiro sociale come fenomeno diffuso tra i coetanei. Dati che confermano come la fragilità giovanile sia il risultato di un ecosistema complesso che coinvolge famiglia, scuola e socialità, e richiede interventi continuativi.

In risposta a queste evidenze, Fondazione Unhate ha definito cinque linee di intervento strategiche: ricostruire relazioni educative stabili e luoghi di appartenenza; trasformare l’orientamento in un percorso continuo capace di dare senso alle scelte; gestire meglio le transizioni scolastiche e lavorative; integrare il benessere psicologico nei contesti educativi attraverso presìdi accessibili e non stigmatizzanti; valorizzare il protagonismo dei giovani offrendo spazi reali di partecipazione e corresponsabilità.

Nel dibattito che ha accompagnato la presentazione dello studio è emersa anche la necessità di superare risposte parziali o esclusivamente tecnologiche: gli strumenti digitali possono essere utili, ma non sostituiscono la presenza di professionisti capaci di intercettare la sofferenza e trasformarla in percorso.

Alla fine, la fragilità che emerge non è un difetto da correggere, ma una lente che rende visibili le tensioni del presente.

Non è importante chiedersi se i giovani saranno pronti per il mondo che li attende, ma se il mondo saprà reggere lo sguardo di chi lo sta osservando con più lucidità di quanto sembra.