FOOD - La teoria della scadenza dei cibi
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A guardarlo dall’esterno è un supermercato come tutti gli altri, con scaffali, carrelli, corsie, casse e frigoriferi pieni di ogni ben di dio. Ma chi entra sa già che è inutile inforcare le lenti per leggere la data di scadenza, perché quella non c’è. O meglio, c’è, ma è superata o vicinissima al limite massimo che in genere ne decreta la fine.

È l’idea di We Food, un supermercato aperto a Copenhagen grazie ad una campagna crowdfunding da un’associazione no profit dal nome impronunciabile, Folkekirkens Nødhjælp. All’interno, come accennato, soltanto cibi scartati: con la data di scadenza ufficiale superata o prossima, oppure con confezioni danneggiate e per questo cestinate in partenza. Due i vantaggi: il primo, il 50% di sconto sul prezzo originario, il secondo, sapere che il ricavato è devoluto alla DanChurchAid, ente che sostiene programmi alimentari nei paesi sottosviluppati.

Un mondo sconosciuto, che promette sviluppi ed è alla portata di tutti, a patto di saper distinguere: ci sono alimenti che vanno bene anche dopo la scadenza, altri che è meglio evitare. Ecco una piccola guida per distinguerli.

UOVA

Ecco il primo esempio a cui prestare la massima attenzione, perché per legge hanno una scadenza massima di 28 giorni, trascorsi i quali possono sviluppare batteri nocivi per l’uomo, come ad esempio la salmonella. Rassegnatevi pretendendo soltanto quelle fresche.

BISCOTTI E CRACKER

I prodotti da forno in genere sono secchi e anche consumati qualche giorno dopo la scadenza non cambiano le proprietà nutrizionali ed il sapore. Magari perdono un po’ di consistenza, ma può anche starci.

LATTE

Altro capitolo delicato assai, perché latte, yogurt e latticini in genere non creano problemi se consumati entro un paio di giorni dalla data segnata sulla confezione, normalmente di sette giorni, ma meglio non andare oltre.

FRUTTA E VERDURA

Sulle “versioni” già imbustate la scadenza non supera la settimana, ma è buon a norma non superare il quinto giorno, pena rischi molto alti di deterioramento. Per la frutta invece vale la valutazione di caso in caso, osservando colore e consistenza.

AFFETTATI

Quelli nelle vaschette sono venduti con scadenze comprese fra i 30 ed i 60 giorni, ma è sconsigliabile arrivare al fondo, per il rischio che si formino batteri.

PASTA

Normalmente la scadenza supera anche i due mesi, ed è possibile consumarla senza grossi problemi anche superando la soglia psicologica di ciò che recita la confezione.

SUCCHI DI FRUTTA

Altro affarone di cui diffidare, perché la tendenza della frutta è di diventare rancida, quindi potenzialmente pericolosa. Meglio attenersi a quel che racconta la confezione.

FORMAGGIO

Va fatta una divisione: quelli freschi (confezionati) hanno una durata più o meno vicina al mese. Per quelli stagionati, al contrario, la muffa è un segnalatore del limite superato.

SALMONE

Per una volta, gli esperti consigliano di non rispettare la data di scadenza, ma addirittura di anticiparla. Il salmone può sviluppare facilmente la listeria, un batterio che si trasforma in malattia infettiva.

SCATOLETTE

La data di scadenza è utile, ma può essere superata senza grossi problemi. L’unica accortezza riguarda le confezioni: assicurarsi che siano integre, perché eventuali ammaccature possono nascondere forellini che ne alterano la composizione.