FOOD – Tutti vogliono l’alga Kelp
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Da millenni, in Asia conoscono le proprietà della Kelp, nome comune di un’alga assai diffusa dalle proprietà secondo alcuni portentose. Oltre ad assorbire l’anidride carbonica presente nell’acqua e fornire un habitat naturale a diverse specie marine, la Kelp è considerata un rimedio contro lo stress, grazie al basso contenuto calorico e altissimo apporto calorico aiuta a perdere peso, ma combatte anche problemi come l’artrite infiammatoria, la psoriasi, i disturbi circolatori e renali, costipazione e problemi digestivi. Per finire aumenta le energie, migliora le difese immunitarie e protegge l’organismo.

La famiglia scientifica della Kelp è quella delle laminarie: alghe brune a cui è sufficiente la luce del sole che crescono fino ad un metro al giorno su superfici dure come rocce e scogli. Ricche di minerali come iodio, potassio, calcio, antiossidanti, fibre e vitamine del gruppo B, sono completamente commestibili e possono essere mangiate cotte o crude, o ancora assunte sotto forma di soluzioni liquide e compresse.

Un superfood naturale dalla crescita naturale rapida e quindi inesauribile, semplicissimo da conservare e lavorare che ha attirato l’attenzione di un gruppo sempre maggiore di startup dall’obiettivo doppio: da una parte adeguarsi alla rivoluzione green che il pianeta invoca, dall’altro puntare alla svolta epocale del food system, che sempre di più chiede sostituti della carne. Ma le incredibili proprietà della Kelp la rendono perfetta per essere integrata perfino al mangime animale, restituendo le emissioni di metano degli animali del 90%.

A guidare la transizione sono un gruppo di aziende americane, ormai decisamente avanti rispetto agli altri: Akua Burger, che ha lanciato sul mercato i propri hamburger vegani a base di alghe, la Burlap and Barrel, che si è concentrata su una spezia con  alghe essiccate e sminuzzate, e la Strong Arm Farm, che al contrario offre una selezione di alghe pronte per essere lavorate. Ma in coda ce ne sono molte altre che guardano alla Kelp per ricavarne un’alternativa naturale alla plastica e al packaging, mentre secondo uno studio dell’ONU ha accertato che coltivare il 2% dell’oceano permetterebbe di sfamare 12 miliardi di persone.