
Le crocchette di pollo della KFC sono uno dei pochissimi simboli della cucina americana insieme agli hamburger, gli hot dog e i pancake, da queste parti meglio conosciuti come “le frittelle di Nonna Papera”.
Nel tempo, il logo che riproduce il faccione sorridente del colonnello Harland Sanders, in realtà un soldato semplice nativo dell’Indiana, è diventato una colossale catena fast-food presente con 18mila locali in 115 paesi il mondo, Italia compresa, dove l’arrivo ufficiale e in grande stile risale soltanto al 2014. Ma ovunque, la ricetta (segretissima) è quella messa a punto dal colonello: 11 fra erbe e spezie che rappresentano il successo planetario del “pollo fritto del Kentucky”.
Ma adesso, il colosso con sede a Louisville, negli anni Settanta acquistato dalla Pepsi Cola e successivamente entrato nella galassia di Pizza Hut e Taco Bell, annuncia una vera rivoluzione epocale. Entro l’autunno, le celebri chicken nugget della KFC saranno stampate in 3D, utilizzando biomateriali a base di cellule di pollo che risparmieranno la vita a centinaia di migliaia di animali. Il progetto, nato con la collaborazione della 3D Bioprinting Solutions, un’azienda russa, ha elaborato un composto realizzato partendo da colture cellulari di pollo e materiale vegetale per non variare la forma e soprattutto il sapore delle celebri crocchette. E se ancora non bastasse, KFC spiega che il nuovo progetto consentirà di risparmiare la metà dell’energia impiegata nell’allevamento del pollame, a tutto vantaggio delle emissioni di gas serra.
Le prime chicken nugget in 3D saranno pronte per il prossimo autunno, destinate al palato di un team di assaggiatori professionisti russi: a loro toccherà dare il via libera o meno al progetto, e in caso di esito positivo potrebbero invadere il resto del mondo entro breve tempo.











