FOOD - Il «Carbonara Gate», una storia di violenza
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Smoky Tomato Carbonara: non è solo l’ennesimo sacrilegio alla cultura gastronomica italiana, ma ormai un vero caso internazionale, quello scatenato dal New York Times, che sarà anche una testata autorevole, ma in fatto di cucina ha molto da imparare.

Il caso è esploso dopo la pubblicazione sulle pagine Cooking della ricetta di una carbonara con pomodoro affumicato, una variante – specificava il quotidiano temendo il peggio – di quella tradizionale, realizzata con parmigiano, uova, guanciale e pepe nero. Apriti cielo: dall’Italia, e non solo, sono partiti migliaia di anatemi, insulti e perfino minacce. Per gli italiani, i romani in particolare, poche cose sfiorano il sacrilegio come osare a mettere in discussione sul loro piatto più amato, imitato e violentato della storia.

Ma il Carbonara Gate scatenato dal quotidiano newyorkese è solo l’ultimissima accusa di stupro del piatto citato per la prima volta in un manuale di cucina datato 1930, e di cui accampano pretese di primogenitura laziali, abruzzesi e napoletani. Ma questa è la parte storica, mentre secondo la serissima Accademia Italiana della Cucina, la carbonara risulta in assoluto la ricetta più falsificata all’estero, dove la violenza inizia usando Parmigiano Reggiano al posto del sacro pecorino romano, il secondo aiutarsi con la panna e il terzo darci dentro con la cipolla. Per tacere sui preparati liofilizzati che si trovano normalmente all’estero, specialmente in Francia e Germania, spesso con funghi champignon a sostituire il guanciale. Ussignùr.

Ma sulla carbonara sono caduti in tanti, addirittura maghi dei fornelli dalla carriera conclamata come Nigella Lawson, procace cuoca televisiva inglese che due anni fa, sul suo sito, ha pubblicato una ricetta della carbonara in cui oltre all’uso abbondante della panna consigliava di sfumare la pasta con qualche cucchiaio di Vermouth. Stesso capitombolo per Gordon Ramsay, uno degli chef più e celebrati al mondo, titolare di 18 stelle Michelin e a capo di un impero miseramente crollato sotto il peso della pandemia. Gordon, abituato a strapazzare duramente i concorrenti dei suoi coocking-show, ha subito lo stesso trattamento dopo aver osato presentare la ricetta di una carbonara dal colore giallo fluorescente, totalmente priva del guanciale in favore di un altro non meglio precisato salume e di uova in quantità industriale. Un disastro.

Ancora prima, nel 2016, il canale Youtube francese Demotivateur ha pensato di poter osare la ricetta della carbonara one pot mettendo a segno un numero di strafalcioni grossolani da Guinness dei Primati: primo, la scelta delle farfalle come tipo di pasta, bollita insieme ad una generosa dose di cipolle. Secondo, panna, prezzemolo e pancetta in abbondanza. Alla fine, l’impiattatamento prevedeva di completare il piatto con un tuorlo d’uovo a crudo posato sulla sommità del mucchietto informe di pasta, corredato da un coreografico rametto di prezzemolo. Poche ore dopo, il video della ricetta è scomparso, sommerso da insulti in ogni lingua e dialetto.

Finito? Macché. Anche Martha Stewart, stella della cucina televisiva americana, ha voluto cimentarsi dove non doveva. Peccato che la sua ricetta della carbonara prevedesse Parmigiano, uova, bacon, aglio, panna, prezzemolo e sfumata finale con vino bianco. A proposito, aggiunge Martha: come capire se la pasta è al dente, per farla proprio all'italiana? Che domande: basta lanciare uno spaghetto sul frigorifero. Se si scivola serve altro tempo, se invece si attacca la cottura è perfetta.

Ma l’elenco si allungherà ancora, è matematico, anche se all’estero restano insensibili al grido di dolore che si leva dall’Italia: prima o poi capiranno che ogni volta che uno straniero tocca la carbonara, un romano muore di crepacuore.