
Si calcola che ogni giorno vengano venduti 50 milioni di hamburger, uno ogni 112 secondi. Non male, per il simbolo del fast-food made in USA, una ricetta così semplice e perfetta da essere approdata anche nei menù gourmet di ristoranti d’alta fascia. Ne è un esempio quello proposto dal South of Houston, un ristorante de L’Aia, in Olanda, considerato il più costo al mondo: carne giapponese Waygu e Black Angus marinata in un infuso di gin, caviale, foie gras e tartufo, condito con salsa alla vaniglia del Madagascar, soia, zafferano e caffè Jamaica Mountain: a ricoprire tutto una foglia d’oro 24 carati. Venduto alla modica cifra di 2.000 dollari.
La polpetta di carne macinata, pressata e cotta su piastra che si dice sia nata all’inizio del XIX secolo nei bassifondi del porto di Amburgo, in Germania, e portata negli Stati Uniti dagli immigrati tedeschi, è una celebrità mondiale. Gli americani fecero propria la ricetta, invadendo il resto del mondo con il panino simbolo dello stile di vita frenetico e del consumismo che non concede tempo da perdere inutilmente. Secondo la leggenda il primo apparve nel 1904 alla fiera di St. Louis, ma più che altro, gli americani non ci stanno a pensare di aver importato una ricetta tedesca: la parlamentare Betty Brown ha addirittura lanciato una proposta di legge per ufficializzare l’origine texana dell’hamburger, facendo storcere il naso al Connecticut, che a sua volta ne reclama la paternità.
A mettere tutti d’accordo c’è solo il 28 maggio di ogni anno, quando in tutto il mondo si celebra l’Hamburger Day, il primo giorno ufficiale di intere settimane dedicate ad ogni possibile variante del panino americano, purché rientri nella definizione di hamburger - dopo la pizza - uno dei piatti più ordinati in tutto il mondo durante il periodo del lockdown. In Italia, secondo una speciale classifica, è Milano la capitale del panino più americano che c’è, seguita da Roma, Cagliari, Bologna e Firenze.
Fra le celebrazioni più curiose quella che si celebra allo Snostra House, un ostello islandese in cui dal 2009 è conservato in una bacheca l’ultimo hamburger prodotto dall’ultimissimo fast-food McDonald’s presente sull’isola.















