FOOD - A tavola con Sophia

Era un’equazione talmente facile e perfetta da chiedersi per quale motivo sia stata scoperta solo adesso: Sophia Loren e il cibo. Un amore celebrato in ogni occasione possibile e sublimato qualche tempo fa con un ricettario che è andato a ruba ovunque: perché Sophia non è solo l’Italia che fa cinema, ma anche quello della tavola, un atto d’amore che in lei è nato quand’era piccola, nei vicoli di Napoli, dove Nonna Lucia sapeva rendere appetitoso anche il poco che la guerra concedeva.

Una storia che ieri, all’11 di via de’ Brunelleschi, a Firenze, è diventata realtà. Si chiama Sophia Loren Original Italian Food: è il primo ristorante di una catena che si appresta a conquistare non solo il resto d’Italia, ma il mondo intero. L’idea è di Luciano Cimmino, imprenditore alla guida di Pianoforte Holding, un gruppo da 320 milioni di euro di fatturato e 2.200 dipendenti a cui appartengono marchi come Yamamay, Carpisa e Jacked, che ha convinto la più grande diva di ogni tempo, simbolo dell’italianità nel mondo, a mettere il proprio nome come ragione sociale della società Dream Food.

Dopo il ristorante fiorentino – 1.500 metri quadri su tre piani più dehors per 270 coperti, con 2 cucine e 2 forni – seguiranno a breve quelli di Milano e ovviamente Napoli, poco prima di Dubai, Miami, Hong Kong e Shanghai. Ma è solo l’inizio.

Un’operazione milionaria, con tanto di rigoroso piano di sviluppo, di cui non si conoscono le cifre esatte ma si dice riservi all’attrice napoletana una consistente royalty sugli incassi. Progettato intorno all’immagine della diva mescolati con i colori e l’atmosfera mediterranea, il locale nasce come ristorante ma anche bar, caffetteria, pasticceria e cocktail & wine bar. Il volto della Loren, oltre a campeggiare all’ingresso, è riprodotto ovunque, dai sottopiatti in poi.

Delle pizze, immancabili parlando di cucina napoletana, si occupa Francesco Martucci, titolare de I Masanielli di Caserta e vincitore del titolo di miglior pizzaiolo d’Italia 2020, mentre la cucina è affidata a Gennaro Esposito, due stelle Michelin conquistate dal suo Torre Saracino di Vico Equense, e la pasticceria a Carmine di Donna, nativo di Torre del Greco e miglior pastry chef 2019 per la guida Gambero Rosso. Un’attenzione particolare pare sia stata riservata al caffè, la “tazzulella” che a fine pasto non può mancare, con una scelta che ha passato in rassegna diverse piccole torrefazioni artigianali fino a individuare il Caffè Vesuvio, con sede a Milano ma dalle radici profondamente partenopee.

“Questo progetto nasce dal desiderio di intraprendere una nuova sfida imprenditoriale che ha l’ambizione di offrire un’esperienza singolare, tutta italiana, nel settore della ristorazione – ha commentato Cimmino - da sempre ammaliati dalla sua mediterraneità, dal carisma che oltrepassa qualsiasi confine geografico e generazionale, abbiamo scelto Sophia come musa ispiratrice del progetto pensando che potesse essere perfetta per dare la connotazione, fortemente italiana, che ci eravamo immaginati per questo progetto”.

“Una nuova avventura che rappresenta la naturale evoluzione del mio modo di affrontare la vita con curiosità ed entusiasmo. Per me vivere vuol dire fare nuove esperienze, appassionarmi, sperimentare, lavorare a nuovi progetti perché tutto questo è un pretesto per rimettermi in gioco – aggiunge la Loren – e quando mi è stato proposto di partecipare a questo progetto non ho avuto dubbi perché racchiude alcune delle cose che più amo: la cucina italiana e i momenti di convivialità. E poi diversi dei miei personaggi cinematografici sono in qualche modo legati alla cucina”.