FOOD - A tavola con Cavour

Statista, politico, patriota ed eminenza grigia della storia italiana, ma anche un raffinato gourmet che a tavola, come nelle aule della prima capitale d’Italia, pretendeva il massimo. Camillo Benso Conte di Cavour, oltre ad una visione liberale del Risorgimento, con un pensiero fatto di progresso economico, civile e anticlericale, ha lasciato ampia traccia della sua vita oltre la politica, fatta di passioni forti come le donne, il gioco, il buon vino e la cucina.

Un ometto dall’aria simpatica e furba che nelle immagini ufficiali arrivate fino a noi è sempre grassottello, ma al punto giusto, appena un attimo prima di passare alla categoria degli obesi, malgrado le sue incursioni a tavola, secondo i documenti storici, fossero assai robuste.

Per sue precise disposizioni, convinto che “cattura più amici la mensa che la mente”, pranzi e cene ufficiali iniziavano sempre con un bicchierino di Vermouth offerto agli ospiti, compreso re Vittorio Emanuele II, che ne gradiva appena un “punt e mes”. Dopo gli Hors d’Oeuvres, gli stuzzichini, di cui era ghiotto, Camillo amava il riso con burro e parmigiano, condito con pomodorini saltati in padella e uova frittellate: il piatto era poi passato in forno per alcuni minuti e servito con abbondante sugo d’arrosto ristretto, e accompagnato da una buona bottiglia di nobile Barolo. Non potevano mai mancare gli agnolotti ripieni di cacciagione, seguiti dalle carni arrosto e brasate, con guarnitura di verdure di stagione. Cavour, il cui tavolo è ancora oggi custodito al Ristorante Del Cambio di piazza Carignano, a Torino, amava follemente la finanziera, piatto povero per eccellenza, e il bicerin, la tipica bevanda torinese a base di caffè, cioccolato e crema di latte.

Secondo la leggenda, la sera del 29 aprile 1859, dopo aver respinto l’ultimatum dell’Austria che chiedeva la resa del Piemonte, Camillo si sarebbe seduto sulla poltrona del suo studio, pronunciando una frase passata ai posteri: “Abbiamo fatto la storia, ora andiamo a mangiare”. Che in fondo ricorda un po’ il grande Totò, quando in “Fifa e Arena”, lascia anche alla storia della commedia all’italiana una delle battute più celebri: “A proposito di politica, ci sarebbe qualcosina da mangiare?”.

Intorno allo strettissimo legame che corre fra la cucina e il conte di Cavour è fiorita un’ampia letteratura e più volte, diversi ristoranti si sono cimentati nel proporre i suoi piatti più amati, dando ampia dimostrazione che l’Unità d’Italia si fece per le strade, ma anche e soprattutto seduti a tavola. Di recente, il Ristorante al Castello di Grinzane Cavour, locale stellato diretto in cucina dallo chef francese Marc Lanteri, ha annunciato un menù in occasione del 160esimo anniversario dell’Unità d’Italia e della morte di Cavour, entrambe datati 1861. Ai prodotti che rappresentavano le passioni del conte, che per un decennio, fra il 1832 ed il 1849 visse a Grinzane, sono ispirati alcuni dei piatti a base di gobbi di Nizza Monferrato, patate delle Langhe, tuorlo d’uovo in crosta di grissini e tartufo nero, agnolotti ripieni di broccoli, fonduta di Raschera di Fabrosa e guancia di vitella brasata al Barolo con polenta di farina di mais.