
“Lo può vedere chiunque: la gente fatica a rispettare il distanziamento sociale”. Non è una frase pronunciata da un eminente biologo, da uno scienziato di fama mondiale o da un governatore disperato: sono le parole di Grigore Lup, 55 anni, da 40 un umile calzolaio rumeno che colpito dalla difficoltà del genere umano a mantenere le distanze, ha capito che era arrivato il momento di fare qualcosa.
Questa storia inizia a metà maggio nella sua bottega di Cluj-Napoca, in Transilvania, quando la Romania inizia ad allentare in modo graduale le rigide norme imposte anche da quelle parti per contenere i contagi. Ma Grigore, che come gli altri riprende lentamente possesso della possibilità di uscire di casa, si accorge subito che qualcosa non va: “Sono andato al mercato per comprare dei semi per il mio orto: non c’era tanta gente, eppure tutti stavano vicini gli uni agli altri”.
Tornato nel chiuso della sua botteguccia - pensa che ti ripensa - Grigore Lup decide di mettere in pratica un’idea che in qualche modo ricorda il celebre detto popolare su Maometto e la montagna: se la gente non rispetta la distanza, sarà la distanza a farsi rispettare dalla gente.
Pochi giorni dopo nasce il primo paio di calzature studiate per mantenere il distanziamento sociale: sono lunghe circa 50 centimetri – per permettere di arrivare al metro e mezzo quando due persone si incontrano - e paragonate alla normale numerazione utilizzata per le scarpe, si tratta più o meno di un colossale 72.
È lo stesso Grigore a indossare il primo paio, e se qualcuno lo guarda con l’aria divertita pensando ad un signore dall’aria seria in vena di scherzi, la notizia inizia a circolare attirando verso la sua bottega curiosi, qualche ordine e giornalisti. È a loro che Grigore racconta una trovata a metà strada fra il serio e il provocatorio, nata grazie all’arte messa da parte in tanti anni di specializzazione nel creare modelli di scarpe per corpi di ballo e compagnie teatrali. “Il lockdown ha penalizzato molto la mia attività, e nell’attesa che le produzioni teatrali e le tournée riprendano, mi sono sforzato di trovare un modo per sopravvivere all’inesorabile calo delle vendite. Ma vuol essere anche il mio modesto contributo a far sì che i momenti peggiori della pandemia siano davvero alle spalle: per realizzare a mano ogni paio, utilizzando solo pelli naturali e venduto a circa 100 euro, mi servono due giorni di lavoro, e finora sono arrivati cinque ordini da tutto il mondo. Un po’ pochini, ma confido nel futuro, come tutti”.















