EVENTI - Un Ministero dello Sport e una Confindustria sportiva?
Foto 1

Dalla neonata “Casa delle Tecnologie Emergenti”, gli Stati Generali Mondo Lavoro dello Sport, in programma in questi giorni a Torino, hanno scelto di dedicare uno degli appuntamenti al crucialissimo tema dell’economia dello Sport.

1%, 1,5% o 3% del Pil, non si sa lo Sport quanto pesi davvero. Difficile dirlo perché difficile è perimetrare le attività economiche che rientrano nel comparto, tra negozi che vendono “anche” articoli sportivi e operatori privi di uno status professionistico con relative tutele.

Moderato da Marco Bellinazzo, veterano del giornalismo sportivo in forze al “Sole 24 Ore”, l’incontro si è aperto con un’amara sintesi degli economics che inquadrano l’effetto della pandemia sul mondo dello sport. È toccato a Giovani Sacripante, direttore marketing e eSport FGCI, tiratreo le somme del settore calcio, lo sport che secondo un’analisi dell’UEFA ha un impatto sulla nostra economia superiore ai 3 miliardi di euro: il bilancio del modello di business del calcio ha raddoppiato le perdite, da -400 a -800 milioni di euro, e aumentato il debito che sale a 5 miliardi di euro, purtroppo non a causa di investimenti infrastrutturali, ma per finanziare l’acquisto dei giocatori.

Nella stagione 2020 si sono perse 50 mila partite, 250 mila calciatori, il 3% dei tesserati che, tra gli under 20, raggiungono quasi il 10%.

È facile immaginare la portata delle perdite del 2020 estendendo l’analisi a tutto il comparto. Il sostegno offerto da “Sport e Salute” con 1 miliardo di euro di aiuti pubblici destinati ai circa 200 mila collaboratori dello sport non professionistico, si associa al miliardo di euro del PNRR e l’augurio di chi questo mondo lo conosce e lo pratica è che, finalmente, associando gli investimenti con l’entrata in vigore nel 2023 della Riforma, si cominci davvero a guardare allo Sport come a un’industria a tutti gli effetti. Specie per tutti quegli operatori che oggi animano il dilettantismo dietro cui si cela l’impossibilità di abbracciare lo Sport come professione a tutto tondo, con redditi e tutele degne di questa definizione.

Le società devono aiutarsi da sé facendo squadra: è l’opinione di Marcel Vulpis, vicepresidente di Lega Pro che riunisce ben 60 club diffusi su 20 regioni proprio con l’obiettivo di unire le forze. Non è facile fare marketing associativo con 60 club, ma se si accetta l’idea di fare rete creando tutti insieme una grande piattaforma digitale si può anche attrarre più investimenti.

Un’ambizione legittima e corale ad essere considerati una vera industria che ha portato ad una provocazione: ci vorrebbe di nuovo unMinistero dello Sport capace di partire dalla leva fiscale del lavoro per estendere il professionismo da opzione elitaria a normale scelta professionale, e al welfare. Se lo Sport è un’industria, allora deve avere gli stessi diritti e tutele. E forse per questo sarebbe perfino auspicabile una “Confindustria dello Sport”.

Ma non è tutto. La leva economica dello Sport non è solo nel rapporto che vuole che per ogni euro investito nello Sport se ne risparmino 4 in spese sanitarie, anche se questo dato nel 4° paese europeo per sedentarietà con un tasso di obesità tra ragazzi dai 3 ai 17 anni pari a 1 su 4 dovrebbe di per sé costituire un incentivo a investire nello Sport di base.

Gli Stati Generali Mondo Lavoro dello Sport si concludeono venerdì 10 settembre, quando saranno ospiti l’ex campionessa di nuoto Novella Calligaris, il giornalista sportivo Massimo Caputi, il direttore di Sky Sport Federico Ferri, il giornalista Filippo Grassia e Ivana Vaccari, giornalista e voce storica della Rai.