EVENTI - L'Eurovision Song Contest 2022 a Torino?

Diciamola tutta: fino a sabato scorso, quando i Måneskin hanno vinto l’edizione 2021 a Rotterdam, l’Eurovision Song Contest da queste parti era un eventoa cui gli italiano riservavano un calore assai tiepidoo. Lo scorso anno Mahmood era arrivato secondo e quello ancora prima Ermal Meta e Fabrizio Moro erano finiti in quinta posizione, giù dal podio. Troppo poco per esultare.

Per arrivare all’ultima vittoria italiana bisognava correre indietro nel tempo fino al 1990, quando l’inno europeista “Insieme 1992” di Toto Cutugno aveva conquistato il primo posto. L’unico precedente risaliva al 1964, con Gigliola Cinquetti e la virginea “Non ho l’età” capace di strappare la vittoria nell’arena “Tivolis Koncertsal” di Copenaghen.

In realtà, si tratta di uno degli eventi musicali più vecchi d’Europa, generato nel 1956 a Lugano, in Svizzera, e diventato l’appuntamento non sportivo più seguito al mondo. Era nato per accompagnare la riappacificazione fra i Paesi europei che se l’erano date di santa ragione durante la seconda guerra mondiale. Iniziano sette Paesi, e pian piano si accodano tutti gli altri, portando artisti conosciuti nei rispettivi Paesi ma in cerca di una ribalta internazionale.

Un caso, su tutti, è quello della vittoria nel 1974 di un quartetto svedese partito proprio dall’Eurovision Song Contest per conquistare le classifiche di tutto il mondo: quell'anno gli Abba, con “Waterloo”, non hanno rivali.

Per regolamento, i concorrenti devono avere almeno 16 anni compiuti, sul palco non possono esserci più di 6 componenti (ballerini e coreografie escluse) e ogni brano non può durare più di tre minuti. E sempre in base al regolamento dell’EBU (European Broadcasting Union), il Paese vincitore ha il diritto di ospitare l’edizione successiva. Ecco, il punto è proprio questo, perché l’entusiasmo per la meritata vittoria di Damiano, Vicky, Thomas ed Ethan ha messo in moto la battaglia per la scelta della città designata ad ospitare l’enorme carrozzone paneuropeo: non si tratta solo di prestigio, ma di un immenso valore di ritorno turistico, ben superiore all’investimento complessivo, compreso fra 20 e 30 milioni di euro, necessari per ogni edizione.

Da regolamento, ogni ente organizzatore ha il compito di individuare una città che risponda a criteri precisi come un’arena che possa contenere 10mila spettatori, un centro stampa per oltre 1.500 giornalisti, un aeroporto internazionale e almeno 2.000 stanze d’albergo per ospitare le delegazioni internazionali. La guerra, che ha come giudice unico la Rai, a cui spetta l’organizzazione, si combatte fra Milano, Roma, Torino e Bologna, seguiti dall’interessamento di Pesaro, Reggio Emilia, Rimini, Sanremo e Napoli, che aveva ospitato l’Eurovision nel 1964, dopo la vittoria della Cinquetti.

Qualche chances in più l’avrebbe proprio Torino, per stessa ammissione di Claudio Fasulo, direttore di Rai1: “Durante l’anno in cui Francesco Gabbani era dato fra i favoriti, prima di andare a Kiev avevamo organizzato un paio di riunioni in caso di una sua vittoria. La migliore ipotesi era stata Torino, ma non so ancora se può esserlo anche oggi”. L’idea sarebbe il PalAlpitour, che con una capienza fra 13 e15mila spettatori è una delle arene indoor più grandi d’Italia, gestita da “Live Nation” e già rodata dagli spettacoli di numerosi artisti di calibro internazionale.

Tutto da decidere quindi, esattamente come il toto conduttori che già impazza in rete: c’è chi indica Alessandro Cattelan, passato in Rai nel momento giusto, forte di 10 anni come conduttore di “X Factor” e capace di parlare inglese senza bisogno di traduttori in cuffia. Ma si fanno anche i nomi di Chiara Ferragni, e poi ancora Tiziano ferro, Milly carlucci, Laura Pausini, Mika, Raffaella Carrà, Amadeus, Fiorello, Carlo Conti, Victoria Cabello e Camilla Raznovich.