
Lo strappo è visibile sull’homepage: “40° edizione di Automotoretrò, 13° edizione di Automotoracing, 3-5 marzo 2023, Fiere di Parma”. Dopo 40 anni di onorato servizio, il tradizionale evento che ogni anno raduna appassionati di motori d’epoca nei padiglioni del Lingotto se ne va, lascia Torino. Anche l’ultimo appuntamento motoristico fa le valigie, svuotando del tutto il capoluogo dall’antico titolo di “capitale dell’auto”. Qui ormai di auto c’è rimasto ben poco dopo l’accento francese di “Stellantis” e la partenza del nuovo salone dell’auto, quello di Andrea Levy, che ha preferito Milano all’aria rarefatta sabauda.
Il motivo è il solito: soldi. L’organizzazione che gestisce gli spazi fieristici del Lingotto ha chiesto un adeguamento dell’affitto e dopo un lungo tira e molla, condito da polemiche, l’ultima risposta è stata un sonoro “ch’a staga bin”.
Preoccupa l’emorragia di eventi che tradizionalmente avevano in Torino il punto nevralgico: contare tutti quelli che se sono andati da altre parti è impossibile, così come è complicato mettere insieme anche solo i tentativi - come il tentato scippo del Salone di Libro - verso città più accoglienti, pronte, tarate per gestire ed esaltare tutte le cartucce a loro disposizione.
Automotoretrò era un appuntamento di nicchia, è vero, tre giorni in cui ammirare modelli d’epoca e l’occasione per trovare pezzi di ricambio e accessori che fanno la gioia di collezionisti, un popolo da sempre poco considerato.
Era nato nel 1983 per volontà di quattro soci della “Scuderia Rododendri”, fra cui Beppe Gianoglio, colui che in tutto questo tempo si è assunto il ruolo di motore e propulsore della manifestazione. Il resto è stato un crescendo, anche di pubblico, che ormai aveva raggiunto cifre di tutto rispetto: più di un migliaio di espositori, oltre 70mila visitatori, molti dei quali attirati a Torino dall’estero.
Dal Palazzo del Lavoro, Automotoretrò si era trasferito al Lingotto, celebrando sotto le volte dell’ex stabilimento industriale voluto dal senatore Agnelli ricorrenze come i 9° anni della Lancia, il centenario della Fiat e i 50 anni della Lamborghini.
Tutto questo, dalla prossima edizione, sarà il nuovo fiore dell’occhiello della “Motor Valley” emiliana, la zona che raccoglie i marchi da sogno della produzione automobilistica italiana e certe cose sa esaltarle, ha imparato a tenersele e farne un vanto. Un trasloco che, al contrario, da queste parti si sta già trasformando nell’occasione per una battaglia politica con strascico di polemiche, veleni, accuse, promesse e frasi fatte.
A Torino non resta che l’ingrato compito di leccarsi le ferite, l’unica attività in cui siamo davvero insuperabili. E che nessuno ha intenzione di scipparci.









