
Si chiude col botto l’edizione 54 di Vinitaly, quella che segna il ritorno in grande stile di una manifestazione sempre più orientata al business, che fa segnare il record storico di incidenza di buyer stranieri: i 25.000 operatori da 139 Paesi rappresentano il 28% del totale degli 88mila operatori arrivati a VeronaFiere. E tutto questo al netto della fortissima contrazione legata alle limitazioni pandemiche agli spostamenti internazionali di arrivi da Cina e Giappone, oltre ovviamente ai buyer russi. Un contingente che pesa complessivamente per circa 5.000 mancati arrivi ma che non ha impedito la rimodulazione dell’assetto partecipativo di una manifestazione che in chiave nazionale ha anche ribilanciato le presenze del Centro-Sud - in rialzo - con quelle del Nord.
Sul fronte delle presenze estere, nel testa a testa tra Stati Uniti e Germania la spuntano i primi che confermano la leadership nella classifica delle nazioni presenti. Terzo rimane il Regno Unito, mentre il Canada subentra alla Cina nella quarta posizione, davanti alla Francia. Seguono Svizzera, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Danimarca.
Bene, nel complesso, anche le presenze dal continente europeo, che hanno rappresentato oltre due terzi del totale degli esteri. Ottime anche le performance di Francia, Svizzera, Belgio e Olanda che vedono aumentare il numero degli operatori rispetto alle passate edizioni. Si consolidano inoltre le presenze dei Paesi del Nord e dell’Est, con in evidenza Finlandia, Danimarca, Repubblica Ceca, Slovenia e Romania. In ambito extraeuropeo, tengono Paesi come Singapore, Corea del Sud, Vietnam, mentre è in netta crescita l’India. Infine, anche se con valori assoluti contenuti, si dimezzano le presenze dall’Oceania mentre più che raddoppiano quelle dall’Africa.
Ma un evento ormai così globale non poteva scordarsi di dire la propria sulla guerra che infiamma l’Ucraina e preoccupa il mondo. Un’iniziativa voluta dalla Coldiretti ha portato le “donne delle cantine”, le imprenditrici vitivinicole in rappresentanza di tutte le regioni, a scendere in piazza nel giorno di chiusura di Vinitaly per con un flash mob in cui chiedere alla Russia di cessare le ostilità.
Tutte indossavano della magliette rosa, con in mano cartelli che recitavano “Il vino unisce non divide”, “I colori del vino: i colori della pace”.
L’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 31%, davanti a Francia, Georgia e Spagna. Nel 2021, a Mosca sono finite ben 78,3 milioni di bottiglie, di cui 32 milioni di spumante. Il vino più gettonato nel Paese di Putin è sicuramente il Prosecco con 14 milioni di bottiglie ma piace molto anche l’Asti spumante che esporta 9 milioni di bottiglie, pari al 16% delle vendite totali sui mercati esteri, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
Un trend messo a rischio dagli effetti della guerra in Ucraina. Le sanzioni contro Putin, le tensioni sul commercio internazionale e la svalutazione del rublo legate al conflitto stanno ostacolando le vendite di vino italiano con difficoltà nei pagamenti persino per gli ordini già effettuati. Alcune spedizioni sono state interrotte, mentre diversi operatori hanno ridotto o annullato le dilazioni nei pagamenti, e nei ristoranti russi è già allarme per le scorte di bottiglie Made in Italy.
Senza dimenticare il blocco delle esportazioni dei beni di lusso varato dall'Unione Europea per colpire gli oligarchi russi. Le misure hanno preso di mira le vendite di bottiglie sopra il valore di 300 euro ad articolo andando a colpire una selezione ristretta di vini italiani, come ad esempio alcune bottiglie di Sassicaia, Barolo, Amarone, Brunello di Montalcino che possono in alcuni casi superare il limite.
La guerra rischia di interrompere un mercato di riferimento importante attraverso le sanzioni decise nel 2014 da Putin in ritorsione contro le misure varate dall'Unione Europea per l'annessione della Crimea. L'embargo aveva colpito una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all'ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi e pesce, ma non il vino che ha continuato in questi anni la sua corsa acquisendo sempre più estimatori nella società ex sovietica.















