EVENTI – Al Mauto «Quei temerari delle strade bianche»
Foto 1
Foto 2
Foto 3
Foto 4

La mostra “Quei temerari delle strade bianche. Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo - Colle della Maddalena”, inaugurata il 27 ottobre scorso presso il MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile, mette in esposizione una selezione di 80 fotografie provenienti dell’Archivio fotografico di Adriano Scoffone – quasi 40mila lastre fotografiche in totale – che la Città di Cuneo ha riscoperto a distanza di anni e ha iniziato a catalogare nel 1980. Oltre alle suggestive immagini, tre automobili leggendarie, grandi scenografie e un poema musicale composto per l’occasione che rendono immersivo il percorso della mostra, visitabile fino al 9 gennaio 2022.

“Questa mostra è un magnifico viaggio nel tempo che permette di rivivere quasi in diretta l’atmosfera, il coraggio e l’entusiasmo di una corsa come la Cuneo – Colle della Maddalena. Le straordinarie fotografie storiche di Scoffone restituiscono con realismo di cronaca i folli sovrasterzi dei “temerari” sui tornanti alpini. A Cuneo molti anni prima, nel 1895, si tenne la Torino – Asti -Torino, la prima corsa automobilistica italiana. Con ben altre auto però, perché sulla strada del Colle salivano invece auto possenti e invincibili come la leggendaria Alfa Romeo P2 in mostra,identica a quella sulla quale Nuvolari trionfò alla Maddalena”, dichiara Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO.

“Quei temerari delle strade bianche” presenta i fotogrammi dell’edizione 1930 della Cuneo-Colle della Maddalena e dei suoi celebri protagonisti (insieme ad alcune immagini del triennio 1925-1927). Ottanta foto che sono un modesto campione del tesoro nascosto di circa 40 mila lastre fotografiche, che coprono i temi, le pagine, i ritratti più diversi della Provincia Granda.

Tre automobili esposte affiancano le immagini di Adriano Scoffone raccontando la sfida per il Colle della Maddalena e scene di costume del primo Novecento. La gara è, per difficoltà e lunghezza, una delle più ardite. Lo si capisce dalle fughe nei rettilinei e dalle sbandate nel polverone prima dei tornanti. Il “circo” della competizione è poca cosa se paragonato al gigantismo di oggi, ma l’emozione è anche superiore, perché nel 1930, in Italia circolava un’automobile ogni duecento abitanti. Fissano l’obbiettivo (qualcuno con aria truce), i semidei del volante: il tedesco Stuck che sembra Lawrence d’Arabia, gli italiani Varzi, Marinoni e Maserati, sotto gli occhi di un impettito Campari. Ma anche la tripletta della scuderia Fiat in un angolo di piazza Vittorio (oggi piazza Galimberti) fa la sua figura. O la piccola squadra di meccanici e collaudatori. Nuvolari, il vincitore del 1930, più nero e legnoso che mai e in uno degli scatti, praticamente inedito, è fermo davanti a un portone del Piemonte rurale. Intorno al palco cun tramestio di autorità_ la Principessa di Savoia, il podestà con la tuba, una pletora di notabili e donne elegantissime. Ma le facce più interessanti, alcune da cinema, sono nel pubblico sorridente, tra i portici, la piazza e i picnic. Adriano Scoffone corre, non si sa come, al lago della Maddalena, e poi ancora più su.

“La mostra, come suggerisce il titolo, parte da un fatto cruciale, ma non chiaro a molti: le corse automobilistiche di novant’anni fa si svolgevano su strade completamente diverse da quelle di oggi. E l’automobilismo sportivo fu una delle motivazioni che portarono, negli anni ’30, alla costruzione di una rete viabile più moderna. L’audacia di uomini e mezzi, le medie orarie, i record diventano ancora più incredibili se si immagina lo scenario in cui furono raggiunti. Quindi “le strade bianche” sono insieme alle vetture, ai campioni e alla folla, le protagoniste dell’esposizione”, commenta Giosuè Boetto Cohen, giornalista e regista, per molti anni de “La Storia siamo noi” alla RAI.

La musica è un altro elemento fondamentale del percorso, il “tappeto musicale” (di Marco Robino e degli Architorti), è diventato una suite tutta da ascoltare, una complessa partitura di undici minuti. Il percorso espositivo va aldilà dei documenti fotografici messi in cornice: è costituito da scenografie immersive, a cui ha contribuito anche Angelo Sala, per molti anni direttore dell’allestimento scenico del Teatro alla Scala di Milano. Insieme alle musiche originali e alle stampe giganti, tre automobili straordinarie, protagoniste della scalata alla Maddalena del 1930: una è proprio l’Alfa Romeo 1500 MMS con cui, nel 1930, Emilio Gola prese parte alla competizione. Le altre non sono da meno: l’Alfa Romeo P2 della collezione del museo, identica a quella con cui Nuvolari tagliò per primo il traguardo, e una preziosa Bugatti 35, uguale a quella con cui Avattaneo si ribaltò durante la gara.

Adriano Scoffone nasce ad Asti il 29 maggio 1891 e fin da giovane viene avviato, come i fratelli, all’attività di fotografo nello studio di un uno zio di Acqui. Chiamato alle armi nel 1912, parte per la Tripolitania con il primo Reggimento Granatieri. Richiamato alle armi nel gennaio1915, fa parte del Comando di Aviazione con il grado di caporale. Nel dicembre del 1917 partecipa alle azioni del XII Gruppo Aereoplani in qualità di fotografo. Nel luglio 1919 apre a Cuneo lo studio fotografico situato in via Emanuele Filiberto 16. Partecipa attivamente alla vita cittadina ed è impegnato a seguire le problematiche della sua categoria professionale tanto che nel 1930 è citato come “capo” della Comunità Provinciale dei fotografi. Il 2 dicembre 1936 gli viene conferito l’incarico di Direttore del Museo Civico di Cuneo che mantiene con alterne vicende ancora negli anni ’50. Dal 1952 al 1961 fa parte della Giunta della Camera di Commercio di Cuneo e dal 1954 al 1955 è Direttore artistico della rivista “Cuneo Provincia Granda”. Nel 1959 cessa l'attività di fotografo: muore a S. Nazzaro Sesia (NO) il 18 luglio del 1980.

LE AUTOMOBILI IN MOSTRA

ALFA ROMEO P2 (1930)

Motore: 8 cilindri sovralimentato da 1987 cc, 175 CV. Velocità max: 225 km/h. Peso: 780 kg

È la versione modificata della “P2” da corsa progettata da Vittorio Jano, che al suo esordio nel 1924, pilotata da Antonio Ascari, vinse la 200 Miglia del II Circuito di Cremona, prima di una lunga serie di vittorie, tra cui il G. P. d’Italia con Ascari, due G. P. d’Europa con Giuseppe Campari e Ascari, il primo Campionato del Mondo con Gastone Brilli Peri, il G. P. di Monza e la settima edizione del Circuito d’Alessandria (denominato Circuito Pietro Bordino) con Achille Varzi. Modificata nel 1930 si affermò nel Circuito di Alessandria e alla Targa Florio di quell’anno, ancora con Varzi alla guida. Il modello “P2” è considerato il capostipite di tutte le celebri AlfaRomeo da corsa.

Collezione del MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile, Torino (Dono di Alfa Romeo spa, Milano)

ALFA ROMEO 6C 1500 Mille Miglia Speciale (1928)

Motore: 6 cilindri sovralimentato con compressore tipo “Roots” da 1487cc, 78 CV. Velocità max: 140 km/h, Peso: 845 kg

Il primo modello della Serie 6C fu la 1500 Normale, con un motore sei cilindri a un solo albero a camme in testa, seguita dalla 6C 1500 Sport munita di testa a due alberi a camme, smontabile. Nel 1928 la 1500 Normale e la 1500 Sport vennero affiancate da una piccola serie di1500 MMS (Mille Miglia Speciale). Era un esperimento interessante: il motore, spostato indietro di 200mm, faceva posto a un compressore tipo Roots davanti al propulsore. Il serbatoio del carburante, maggiorato a 95 litri, venne posizionato dietro i sedili invece che sulla parte posteriore del telaio. Questo nuovo modello, riservato alle competizioni, debuttò alla Mille Miglia del 1928 condotta da Camparie Ramponi, che vinsero alla guida di una versione con compressore. La vettura esposta, una di tre esemplari rimasti, partecipò alla Cuneo – Colle della Maddalena del 1930 nelle abili mani di Emilio Gola, oltre che a numerose corse in salita.

Collezione privata

BUGATTI 35 A (1925)

Motore: 8 cilindri da 1991 cc, 75 CV. Velocità max: 160 km/h

Ettore Bugatti, geniale tecnico e costruttore di automobili, milanese di nascita trasferito in Francia, a Molsheim (Alsazia), apriva una fabbrica presto diventata famosa nel mondo, deve parte della sua celebrità alle macchine da corsa costruite nel primo dopoguerra. Già nel 1925, la Tipo 35 fu affiancata da una versione semplificata, denominata Type 35A, un modello paragonabile alla versione stradale di una vettura da competizione, destinata a clienti che apprezzavano le vetture sportive e il piacere di guida, ma che non avevano molta esperienza in campo agonistico. Si distingueva dalla Tipo 35 per il motore meno potente. Fu prodotta fino al 1929.

Collezione Mauro Ferrari, Brescia

INFO PRATICHE

Quei temerari delle strade bianche

MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile di Torino

Corso Unità d’Italia, 40 - Torino

27 ottobre 2021 - 9 gennaio 2022

Un progetto di Giosuè Boetto Cohen, consulenza alla scenografiaAngelo Sala, ricerche storiche Gianni Cancellieri e Alessandro Silvaallestimento a cura di Alessandro Zillio.

Orari: lunedì 10-14, dal martedì alla domenica 10-19

Ingresso: intero: 12 €, ridotto: 10 €, scuole: 2,50 €, ragazzi dai 6 ai 17 anni: 5 €.

Per informazioni: www.museoauto.com