
Ognuno, in fondo, ha le crisi che si merita. Se noi italiani ce la vediamo con quelli che ormai negano perfino di negare, gli inglesi non se la passano molto meglio. Anzi.
Mentre ancora sopportano i disastri della combinati della Brexit e della pandemia, tagliati fuori a doppia mandata dal resto d’Europa, si ritrovano a dover superare un nuovo scoglio, e se possibile ancora peggiore degli altri.
Da settimane, nelle corsie dei supermercati di tutto il Regno Unito un tipo di scaffale resta completamente vuoto: quello delle patatine. Il problema, almeno questo, per una volta è tutto loro, un guasto del sistema informatico della “Walkers”, colosso britannico di snack e patatine in sacchetti di proprietà della “PepsiCo” che detiene il 56% del mercato fra Irlanda e Regno Unito. “Un recente aggiornamento del sistema IT ha interrotto la fornitura di alcuni dei nostri prodotti. I nostri stabilimenti continuano a produrre patatine e snack ma su scala ridotta. Stiamo facendo tutto il possibile per aumentare la produzione e riportare i nostri prodotti sugli scaffali. Chiediamo scusa per l’inconveniente”.
Pare che il problema sia stato risolto nei giorni scorsi, anche se inevitabilmente avrà ripercussioni a cascata almeno fino alla fine di novembre su produzione e distribuzione. Risultato: zero patatine, inglesi nel panico inchieste giornalistiche, interrogazioni parlamentari, con le immancabili minacce e proteste via social. Visto da qui più che un problema sembra un capriccio o una scusa pur di protestare per qualcosa, ma il Regno Unito impazzisce letteralmente per le patatine nei sacchetti, anche quelle con sapori strani ed esotici, purché siano in grado di accompagnare una pinta di birra davanti alla televisione o al pub. Secondo una recente ricerca di mercato, i sudditi di Sua Maestà ne consumano in media due sacchetti formato famiglia a testa a settimana, portando la produzione annuale a 141mila tonnellate.










