ENERGIA - E se mantenessimo l'ora legale?

Stretta nella morsa del gas russo, l’arma con cui Putin ha cambiato taglia alle mutande dell’Europa, il dibattito su come risparmiare energia è al centro della campagna elettorale. Non c’è leader che non strombazzi la propria proposta davanti alle telecamere, tutti pronti a giurare che la propria è l’unica soluzione possibile e quelle degli altri soltanto supercazzole a buon mercato. È la politica al massimo del suo splendore, quando è alla disperata ricerca di voti. Nulla di più.

Ma fra le proposte per smarcarsi da un inverno che da Mosca giurano sarà pesante, ne spicca una di buon senso e dai costi pari a zero, che addirittura potrebbe far risparmiare parecchio: mantenere l’ora legale.

Secondo i calcoli della “SIMA”, società di medicina ambientale, abolire il cambio dell’ora permetterebbe di risparmiare sui consumi una cifra pari a un miliardo di euro nel primo biennio, a cui aggiungere un taglio delle emissioni di CO2 quantificato in 200mila tonnellate per anno. Tra il 2004 ed il 2021, grazie ad un’ora in più di luce naturale l’Italia ha risparmiato 10,5 miliardi di kolowattora e ben 1,8 miliardi di euro. Per finire il balletto delle cifre con quelle di quest’anno: nei sette mesi in cui è rimasta in vigore, l’ora legale permetterà il risparmio di 420milioni di kilowattora, più o meno il fabbisogno annuale di 150mila famiglie italiane.

La questione è stata affrontata anche da Bruxelles, che nel 2019, dopo un referendum sul cambio dell’ora parecchio sentito (tranne in Italia), ha votato per decretare la fine del cambio dell’ora a partire dal 2021, ma la pandemia ha costretto la UE a rimandare la data. Ma al di là delle decisioni politiche, secondo gli esperti la questione ha anche dei risvolti psicologici da non sottovalutare: in tanti, nei giorni del cambio dell’ora lamentano disturbi del ciclo sonno-veglia. E lo stesso assicurano diverse associazioni di cardiologi, secondo cui l’ora di sonno persa aumenta il rischio di infarto del 25%. Altri ancora si affidano a statistiche secondo cui il giorno successivo all’entrata in vigore del cambio dell’ora gli incidenti stradali e quelli sul lavoro aumentano in modo esponenziale. Ma è vero anche che stabilendo un’ora valida per tutto l’anno, questi disturbi scomparirebbero del tutto.

In Italia, il passaggio fra ora legale e ora solare è stato introdotto nel maggio del 1916 e poi interrotto due volte, fra il 1912 ed il 1939 e tra il 1948 e il 1965. La questione, però, ha radici molto più antiche: Benjamin Franklin, padre del parafulmine, nel 1784 aveva lanciato una proposta per risparmiare sui costi delle candele. Certo, i metodi per convincere la popolazione erano stravaganti assai: un cannone che svegliasse gli abitanti all’ora stabilita, tassare le persiane e razionare le candele. A dargli una mano era arrivata una visione decisamente più morbida di George Vermon Hudson, un entomologo neozelandese che nel 1895 aveva proposto di spostare l’ora in avanti di due ore. Un suggerimento che la Camera dei Comuni inglese aveva deciso di adottare nel 1916, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, varando il “British Summer Time” che imponeva di spostare in avanti le lancette di un’ora durante l’estate. La trovata fu presto adottata da altri Paesi europei, tutti alle prese con le restrizioni della guerra.