
Chissà cosa direbbe oggi John Stith Pemberton, il tenero farmacista inventore della Coca-Cola, il soft drink più conosciuto del pianeta Terra. Un uomo che aveva in mente di ideare una bevanda che aiutasse la digestione, costretto a vendere il brevetto per la miseria di 550 dollari perché coperto dai debiti. Ma il passaggio da tenere a mente in questo preambolo, tralasciando il triste destino di Pemberton, al momento è soltanto uno: “bevanda che aiuta la digestione”. Una qualità che ancora oggi, la Coca-Cola conserva intatta quasi ovunque. Sì, perché su quella formula nel tempo si sono sbizzarriti in tanti, tentando la fortuna con sapori e abbinamenti a volte davvero improbabili, rispediti al mittente uno dopo l’altro perché la Coca-Cola, quella vera, è come la mamma: non si tocca.
Alla lunga lista, però, si sono da poco aggiunti i giapponesi, popolo che per millenni si è occupato di ogni tipo di arte, tralasciando forse solo un impegno più incisivo per combattere l’alitosi. Non per niente, dalle parti del Sol Levante, l’aglio sta vivendo un periodo di grande popolarità, ma con un’aggravante in più: non viene usato come condimento di piatti salati, ma sotto forma di aroma per bevande e dolciumi.
Tutto ha inizio nella prefettura di Aomori, più precisamente dalla città di Takko, una sorta di paradiso per il popolo giapponese, considerando che grazie al 70% della produzione nazionale, vanta il primato di capitale assoluta dell’aglio. Ma soprattutto un posto dove l’industria alimentare locale, cavalcando la passione “agliosa”, ha iniziato a sperimentare nuove applicazioni sui prodotti più disparati. Tanto per tastare l’effetto, ad esempio, qualche tempo fa sono entrati in commercio i Black Power, cioccolatini che non nascondono la ciliegia o la nocciolina, ma un cuore d’aglio biologico, per di più fermentato. Il risultato? Un successo senza precedenti anche fra gli innamorati, che da quel momento si regalano vagonate di cioccolatini all’aglio senza alcun timore di baciarsi subito dopo.
Una pioggia di Yen sufficiente per mettere in moto gli uffici marketing, che qualche tempo dopo esultano annunciando la nascita di una birra scura all’aglio, nuovamente diventata un successone commerciale. Insomma, una vendita tira l’altra e a forza di prenderci la mano, dopo aver spruzzato aglio su gelati, saké e perfino integratori sportivi, dai piani alti del marketing hanno pensato fosse arrivato il momento per attaccare anche l’olimpo degli intoccabili: la Coca-Cola.
La genialata, con buona pace di John Pemberton, ha debuttato sugli scaffali dei megastore e nei locali: si chiama Jats Taccola ed è nient’altro che una cola ghiottamente insaporita con polvere d’aglio macinata fine.
Al momento, per fortuna del resto del pianeta, la “Jats Taccola” è un prodotto riservato al mercato interno giapponese, dove viene venduta a circa 200 Yen a bottiglia, più o meno 1,50 euro, a patto di trovarla, visto che la produzione stenta a stare dietro alla richiesta. Ma non si esclude la possibilità di esportarla, magari abbinata ad un bel dentifricio alla menta. E aglio.












