
Come sarebbe il Regno Unito senza le cabine telefoniche rosse? Al pari dei bus a due piani, degli uomini in bombetta e di Buckingham Palace, con i suoi allegri abitanti, all’appello mancherebbe qualcosa.
Le “Red Telephone Box” erano nate nel 1924, quando il celebre architetto Sir Giles Gilbert Scott - autore della Cattedrale di Liverpool e la centrale elettrica di Battersea - mette la firma sul “Kiosk no. 1”, il progetto per il servizio di telefonia pubblica voluto dalle reali poste inglesi come segno di civiltà e progresso.
In realtà, il primo progetto delude il “London Metropolitan Boroughs”, e in 40 anni di servizio di cabine diverse se ne avvicendano almeno 8 (che qua e là e ancora possibile trovare per le strade di Londra), con la scelta definitiva che si ferma al “Kiosk No. 6”, la cabina che conosciamo ancora oggi. Il progetto originale le prevedeva in acciaio tinto di grigio, ma il Royal Mail le preferì la ghisa e rosse, per essere facilmente individuabili da chiunque avesse bisogno di un telefono.
Il tempo, la tecnologia e il progresso hanno reso le Red Box inutili di fronte alla marcia trionfale di cellulari, smartphone e wi-fi: sono 21mila quelle che ancora resistono per la gioia dei turisti, a cui basta una foto per mostrare una sorta di certificato di autenticità londinese. Ma alla faccia di quanti pensano siano ormai un inutile bagaglio del passato, l’OFCOM (Office of Communications), l’ente per le telecomunicazioni anglosassone, ha appena rivelato che tra il 2019 ed il 2020 le leggendarie cabine rosse hanno contribuito a salvare 150mila vite umane attraverso chiamate di emergenza che hanno scongiurato suicidi o avvisato i soccorsi per incidenti stradali. E in quanto tali, la decisione di rimuoverne altre 5.000 perché non raggiungevano la quota minima di 52 telefonate all’anno, è stata annullata, vista l’evidente funzione sociale, rimasta intatta.











