
Se si prende per buona l’idea che “è impossibile godere a fondo dell’ozio se non hanno enormi quantità di lavoro da fare”, come diceva l’umorista britannico Jerome Klapka Jerome, allora le centinaia di concorrenti di The Space Out Competition sono pieni di impegni. Ma preferiscono rimandarli.
È forse la gara più assurda al mondo, quella racchiusa nel regolamento di The Space Out Competition, competizione nata nel 2014 a Seul, Corea del Sud, e andata crescendo in popolarità fino a diventare una vera disciplina e contare ad ogni edizione centinaia di partecipanti a cui da regolamento è chiesta una sola e unica regola: non fare assolutamente nulla.
Ideata dall’artista concettuale WoopsYang per dimostrare il profondo beneficio delle pause rilassanti, in un Paese che al contrario vive di ritmi frenetici e quasi vieta di concedersi un break, la gara va in scena ogni anno all’Ichon Hangang Park di Seul, tranne un’edizione ospitata a Pechino, ma WoopsYang si sta preparando per proporla anche a Bucarest, Los Angeles e Amsterdam.
“Quando osservo i partecipanti al termine dei novanta minuti, nei loro volti posso scorgere la sensazione rilassata di chi è appena risvegliato da un sonno profondo e rilassante. La frenesia si è ormai trasformata in una virtù positiva nella società coreana, una schiavitù mentale che rende tutti ansiosi di fare qualcosa di produttivo e ottenere risultati migliori di chiunque altro. Come artista, anch’io ho sofferto della pressione di dover realizzare qualcosa a tutti i costi: all’epoca soffrivo della sindrome da burnout e se per caso me ne stavo seduto senza fare nulla provavo una sensazione di ansia. È stata l’esperienza personale a spingermi verso lo Space Out”.
La gara richiede più abilità di quanto si creda: l’unica cosa concessa è lo sguardo, magari per fissare il vuoto, mentre al contrario sono vietati libri, tablet, smartphone e qualsiasi altro apparecchio possa aiutare a far passare il tempo. Ovviamente è vietato anche dormire, mangiare e chiacchierare con i vicini di tappetino: il tutto nella speranza di essere scelti dai giudici, che hanno il compito di individuare i 70 migliori destinati alla fase finale. La gara dura 90 minuti, durante i quali un’equipe medica passa ciclicamente per sincerarsi del corretto funzionamento di parametri come la frequenza cardiaca e soprattutto che l’immobilismo non sfoci nella catalessi o in uno stadio comatoso pre-morte.
Vince chi riesce ad autoregolare il proprio corpo mantenendo stabili i parametri vitali, dimostrando così di aver giovato non poco dall’astinenza da qualsiasi impegno. “Non è possibile prepararsi o esercitarsi per farlo bene: distanziarsi dalla realtà non è qualcosa che si può fare attivamente. Il momento giusto arriva solo quando ti dimentichi che stai cercando di farlo. E credetemi, quel momento arriva sempre”.















