CURIOSITA' - Gli angoli del mondo dove il Covid non è arrivato
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Nelle pellicole di Hollywood che si sforzano di raccontare il pianeta dopo epidemie mortali o realtà post-atomiche, c’è sempre un luogo quasi leggendario che i pochi sopravvissuti vorrebbero raggiungere. Un posto in cui, chi si è salvato, ha ricominciato a fare comunità, in genere difeso da mura altissime e isolato al punto che tanti hanno provato a raggiungerlo, ma solo pochi ci sono riusciti: una sorta di monte Ararat, dove secondo il racconto biblico l’Arca di Noè si sarebbe arenata sfuggendo al diluvio universale destinato a spazzare via il genere umano e quello animale.

Fatte le dovute proporzioni, la realtà che stiamo vivendo ormai da più di un anno non si distacca molto da quella di miti, trame e leggende. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a fronte di 2,3 milioni di morti e 100 milioni di contagi registrati nel pianeta, ci sono 14 paesi al mondo che non sanno cosa siano concetti come il Covid-19, il lockdown e i giorni che cambiano colore. Vere oasi rimaste impermeabili alle disgrazie grazie ad una peculiarità: sono in massima parte isole e arcipelaghi ben distanti dalla terraferma, che appena avvertita nell’aria puzza di bruciato si sono chiusi a riccio vietando a chiunque di entrare e uscire.

Fra questi paradisi, che scrutano la battaglia del pianeta contro il virus dalle televisioni e dal web, ci sono le isole Cook, in Polinesia: 15 piccoli pucchietti di terra circondati dalle spettacolari acque dell’oceano Pacifico meridionale, con 240 km quadrati di superficie totale e 18mila abitanti che hanno scelto di blindare i due porti marittimi e i 6 aeroporti fino a quando il peggio non sarà passato, malgrado il turismo sia la principale risorsa economica. Devono il loro nome a quello del loro scopritore, il capitano inglese James Cook, che nel 1773, al ritorno dal suo secondo viaggio verso Tonga e Tahiti, le proclamò protettorato britannico. Nel 1901 passarono alla Nuova Zelanda, e dal 1965 sono diventate una democrazia con autogoverno liberamente associata alla Nuova Zelanda.

Praticamente identico lo scenario delle Samoa Americane, arcipelago del Pacifico formato da due atolli corallini e 5 isole di origine vulcanica su cui si distribuiscono i 54mila abitanti, divisi in 16 contee e 74 villaggi. Considerate uno dei luoghi più suggestivi del pianeta, le Samoa furono scoperte per la prima volta dall’esploratore olandese Jacok Roggeveen nel 1722 e sono l’ultimo posto al mondo in cui ogni giorno avviene il cambio di data.

Neanche un caso di infezione a Nauru, repubblica insulare della Micronesia, composta da una sola isola di 21,4 km quadrati, con 10mila abitanti. Furono avvistate per la prima volta nel 1798 dalla “Hunter”, nave baleniera comandata da John Fearn: oltre a rappresentare la repubblica più piccola del mondo, è un Paese molto povero, con il più alto numero di persone in sovrappeso del pianeta e un’aspettativa di vita che non supera i 50 anni.

A circa 500 km dalle coste filippine, anche le 200 isole di origine vulcanica e corallina della repubblica di Palau sono incluse nell’elenco dei paesi Covid-free. Distante da tutto e tutti da renderlo una meta difficile per il turismo di massa, è uno degli angoli più incontaminati del pianeta, fra spiagge da sogno di sabbia bianchissima e un’acqua che racchiude tutte le sfumature dell’azzurro.

Immune al virus anche l’isola di Sant’Elena, a 1900 km circa dalla costa dell’Angola, nel mezzo dell’Atlantico. Resa celebre dall’ultimo esilio di Napoleone Bonaparte, ma anche dai soggiorni del naturalista Charles Darwin, del romanziere William Thackeray e dell’astronomo Edmond Halley, fu scoperta nel 1502 da una spedizione di Amerigo Vespucci: è un’isola vulcanica lunga 16 km e larga 12 che nel 2017 aveva dato il benvenuto al primo volo di linea. Prima di allora, per raggiungerla era necessario un viaggio in nave di cinque giorni.

Nel sud del Pacifico, comprese fra la Nuova Zelanda e le Fiji, un’altra oasi è rappresentata dalle 176 isole Tonga: una distesa di spiagge deserte, acqua cristallina, foreste e vulcani che ogni attirano branchi di balene che scelgono di partire in queste acque prima di tornare verso l’Antartide. Una monarchia costituzionale la cui economia è ancora per buona pare basata sul baratto e l’energia elettrica è resa possibile dai generatori diesel.

Per chiudere l’elenco con Corea del Nord e Turkmekistan, che si dichiarano non sfiorati dalla pandemia malgrado la forte perplessità degli esperti di tutto il mondo: la troppa vicinanza con il mondo esterno non sembra poter offrire la patente di immunità, neanche chiudendo a doppia mandata i confini.