
“Per fare un tavolo, ci vuole il legno”, cantava Sergio Endrigo alla metà degli anni Settanta in quella che è diventata una celebre canzone per bambini. A Berlino, fredda capitale tedesca trasformata in un fondamentale laboratorio europeo di culture diverse, devono essersi ispirati proprio a quella filastrocca, pensando che per “fare un lettore, ci vuole un albero”.
L’iniziativa si chiama Bookcrossing, è nata nel 2006 su idea dell’associazione BauFachFrau, che ha pensato di dare nuova destinazione ad alcuni tronchi d’albero scavati di misura per poter contenere libri. Nulla di cruento contro la natura, sia chiaro, si trattava di alberi tagliati perché rappresentavano un pericolo per i passanti o affetti da qualche malattia, ma diventati ugualmente utili alla comunità. Con un lavoro che si definirebbe interdisciplinare, l’associazione ha chiesto l’intervento di esperti, dai boscaioli ai carpentieri e falegnami per finire a un manipolo di designer, per creare un progetto ufficialmente riconosciuto dalla città di Berlino come di interesse pubblico e di educazione allo sviluppo sostenibile.
Il “Bookcrossing”, che ha come epicentro le strade di Prenzlauer Berg, parte dall’idea della condivisione: i tronchi rappresentano punti di interscambio in cui chiunque può depositare un libro e prelevarne un altro, con l’impegno sottinteso di rimetterlo a posto dopo averlo letto.
Oggi, per conoscere uno dei tantissimi punti in cui va in scena il book-sharing è sufficiente iscriversi al sito www.bookcrossing.com, entrando in una comunità che conta ormai quasi 2 milioni di Bookcrosser e 13 milioni di libri che viaggiano in 132 Paesi diversi. Ogni volume da “liberare” va distinto con un ID, quindi inserito in uno dei tanti punti: da quel momento è possibile seguirne il viaggio mentre passa di mano in mano.
Il successo è andato crescendo, al punto che terminati gli alberi da immolare, l’associazione ha cominciato ad attrezzare vecchie cabine telefoniche in disuso o addirittura angoli di bar che hanno aderito all’iniziativa. Ed è proprio nelle cabine telefoniche che è partita di recente una nuova idea, il Givebox, punti in cui è possibile depositare ciò che non serve più, pensando che magari può essere utile a qualcun altro: l’importante è lasciare qualcosa ogni volta che si prende un oggetto. L’iniziativa, partita sempre da Berlino, è già stata imitata da altre città: Colonia, Vienna, Amburgo, Francoforte e Düsseldorf.
Ma con il “Bookcrossing” Berlino ha fatto da esempio, contagiando prima New York, dove l’architetto John Locke ha presentato ai tecnici del “City Hall” un progetto di riqualificazione dell’arredo urbano che ha fra i punti fondamentali proprio diversi punti di book-sharing, seguito nientemeno dal “biblio-albero” di Schio, nel vicentino, e dalla “Ford Falcon” del 1979 di Raul Lemesoff, artista di Buenos Aires che ha immolato gli interni della propria auto d’epoca per far posto ai libri.











