TENDENZE - La tavola apparecchiata ha perso il trono

C’era una volta c’era la tavola intorno a cui si riuniva la famiglia: tovaglia stirata, piatti coordinati, acqua nel vetro (guai alla bottiglia in plastica) e qualcuno che intimava “si aspetta tutti per iniziare”. Una scena che ormai sopravvive solo più nelle pubblicità che nelle case reali. La tavola da pranzo, per secoli simbolo della vita domestica, sta lentamente scivolando verso una pensione anticipata.

Non è un complotto dell’arredamento minimalista né una guerra dichiarata alle sedie, ma la fotografia di una nuova tendenza che risponde a giornate piene di incastri, appuntamenti e impegni. Un puzzle quotidiano in cui il momento del pranzo o della cena non è più un rito immobile ma un momento che ha finito per adattarsi alla necessità di diventare rapido e flessibile.

In modo inevitabile, la cucina ha perso per strada lo status di “cuore della casa” per diventare una stazione di servizio gastronomica in cui chi arriva si serve e va via, con i fornelli che lavorano a intermittenza e il microonde diventato il vero eroe.

In compenso, a guadagnare terreno è stato il divano, eletto a succursale ufficiale della sala da pranzo insieme al letto, che da santuario del riposo si è trasformato in area picnic. C’è chi mangia in piedi, chi sul tavolino basso, chi direttamente dal contenitore del delivery.

Non è pigrizia, ma uno stile di vita reso necessario da case sempre più piccole e le famiglie molto meno ancorate a orari comuni. C’è poi un fattore comodità: perché apparecchiare, sparecchiare e pulire quando si può mangiare in modalità morbida sul divano? In tutto questo, smartphone, tablet, laptop e tv sono diventati commensali fissi e mangiare è un’attività in parallelo mentre si risponde a un messaggio e si guarda una serie.

Un multitasking alimentare che ha cambiato anche la durata dei pasti, diventati più brevi, meno strutturati e irregolari, con il tramonto del concetto di “portata” che ha ceduto il posto al “qualcosa al volo”.

Tuttavia la tavola da pranzo non scompare del tutto ma cambia ruolo: in molte case è diventata un’isola di appoggio per posta, chiavi, borse, caricabatterie e documenti da sistemare, una sorta di scrivania sociale, il punto di raccolta della vita quotidiana.

Ma c’è anche chi la elimina guadagnando spazio per lavorare da casa, allenarsi o semplicemente respirare in appartamenti dove ogni metro quadro conta.

Non è la fine della convivialità, insita nel Dna degli italiani, ma uno spostamento verso brunch, cene e aperitivi, e quando ci si siede insieme si fa con intenzione, non più per abitudine.

Certo, qualcosa per strada si perde, come le chiacchiere distratte di fine giornata e i racconti tra una forchettata e l’altra, ma qualcosa si guadagna nel nome della flessibilità e della libertà, necessari per adattare i pasti a vite che non hanno più orari fissi.

Dopo il telefono fisso, il lettore Dvd e la sveglia comodino anche la tavola da pranzo è in trasformazione, e magari tra vent’anni tornerà di moda, riscoperta come oggetto vintage della socialità analogica.