VIAGGI - Il ritorno delle vecchie, care, cuccette

Correvano anni in cui i viaggi lunghi significavano le “cuccette” del treni, dei posti letto a castello che permettevano ai passeggeri di riposare durante la notte. Poi l’avvento dei low cost, i treni ad alta velocità, la tecnologia e il tempo, che è una maledizione e va sempre risparmiato, hanno messo in disparte questo modo di viaggiare, un po' d’altri tempi.

C’è perfino una data che rappresenta il giro di boa: il 2016, quando la “Deutsche Bahn”, la compagnia ferroviaria tedesca, decide di cancellare i collegamenti notturni, decretando di fatto la fine di un’epoca.

Ma la crisi dei low cost, sempre meno low, e la necessità di ridurre le emissioni, stanno riportando in auge fra i giovani le cuccette nei lunghi viaggi europei.

I primi ad essersene accorti sono stati gli austriaci, che attraverso le ferrovie statali (Öbb), hanno giocato al rilancio creando il programma “NightJet”, attivo in 14 Paesi e con più di un milione e mezzo di passeggeri all’anno. A ruota sono arrivate startup come “Nox” ed “European Sleeper”, che hanno deciso di aprire nuove tratte, accompagnate da politiche che puntano su comfort e prezzi accessibili.

L’Italia, in questo, ha fatto da sé, scegliendo di non abbandonare mai del tutto le storiche tratte che attraversano il Paese di notte: attualmente, 24 treni collegano ben 148 stazioni da nord a sud, ed entro il prossimo anno è perfino in programma il rinnovo della flotta, oltre ad un piano di intensificazione per le tratte internazionali attraverso collaborazioni con le ferrovie austriache e svizzere.

Dietro al piano di rilancio c’è l’azione di “Back-on-Track” un movimento europeo nato in Belgio una decina d’anni fa, che ha da poco inaugurato anche una sezione italiana. “Il trasporto ferroviario di lunga distanza stava subendo un ridimensionamento drammatico, mentre l’aviazione cresceva per volumi ed emissioni ha spiegato al “Fatto Quotidiano” Giovanni Antoniazzi, portavoce di Back-on-Track Italia – i treni notturni sono l’unica alternativa sostenibile”.

Le richieste dell’associazione sono poche ma precise: abolizione totale dell’Iva sui biglietti ferroviari internazionali, tassa sul cherosene, più investimenti in carrozze letto e un sistema di biglietteria unificato. In pratica, far pagare di più chi inquina e premiare chi invece accetta di perdere un po’ di tempo nel nome dell’ambiente.

A corredo delle proposte è arrivato uno studio del ministero dei Trasporti tedesco, secondo cui i treni notturni producono 28 volte meno emissioni rispetto agli aerei. Ma malgrado questo, il settore delle ferrovie paga tasse più alte, è penalizzato dalla mancanza di nuovi convogli e dallo scarso aggiornamento delle piattaforme di prenotazione.