
Tutti ai blocchi di partenza, perché dopo mascherine, disinfettanti, carta igienica e farina, c’è una nuova categoria merceologica per cui a breve potrebbe scattare la caccia: i profilattici.
Vuoi la noia, vuoi il maggior tempo libero, è statistico che in tempi di lockdown certi tipi di attività crescano di numero, ma altrettanto statistico, che per lo stesso motivo, l’accessorio più usato per scongiurare l’aumento del nucleo familiare sta attraversando le stesse burrasche del mondo produttivo: stabilimenti chiusi, fondo alle scorte e difficoltà di collegamenti.
A lanciare l’allarme è stato prima l’Onu, che ha perlato di “conseguenze devastanti”, e subito dopo la Karex Bhd, un colosso malese specializzato nella produzione di profilattici che a pieno regime produce 5 miliardi di preservativi all’anno, circa 100 milioni ogni settimana, garantendo attimi di spensieratezza al mondo intero. Per capirci, un profilattico su cinque in circolazione esce dalle linee dei tre loro stabilimenti di produzione, per poi finire sul mercato con nomi, nomignoli e confezioni diverse. Ma anche la Karex Bhd, seguendo gli ordini dello Stato, ha dovuto chiudere le fabbriche e mandare a casa gli operai, stimando con approssimazione un vuoto fra i 100 ed i 200 milioni di pezzi. Quanto basta per gettare nel panico aziende ma anche istituzioni come il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, che distribuisce migliaia di pezzi nei paesi in cui la diffusione dell’Aids è una pandemia costante. La Durex, uno dei più celebri clienti della Karex Bhd, ha diffuso un comunicato stampa in cui assicura di avere scorte sufficienti per coprire la domanda e al tempo stesso che “la disponibilità non sarà intaccata dalla diffusione di Covid-19”.
A breve gli stabilimenti malesi dovrebbero riaprire, ma comunque non prima di aver conformato gli ambienti di lavoro con la famigerata distanza sociale, accompagnata da misure anticontagio che mettano al sicuro i dipendenti. E se il 20% mondiale prodotto dalla Karex Bhd può apparire preoccupante ma non così drammatico, lo diventa pensando che le altre aziende specializzate nello stesso tipo di produzione sono concentrate nel “triangolo del condom”: Cina, India e Thailandia. Tutti colpiti dalla pandemia, tutti in lockdown e tutti in bianco. A breve.








