CORONAVIRUS – Le lunghe notti di Wuhan
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La troupe cinematografica di Lan Bo, un regista cinese, era arrivata da pochi giorni a Wuhan, la città epicentro del coronavirus: nel giro di qualche ora le autorità hanno blindato gli 11 milioni di abitanti e tutti coloro che erano in città, vietando a chiunque di entrare e uscire.

La troupe avrebbe dovuto girare un film, ma li hanno rinchiusi in un hotel e controllati ogni giorno. Loro sono riusciti a uscire, con un’altra idea in testa: mostrare utilizzando le telecamere dei loro smartphone una megalopoli enorme diventata di colpo una città deserta, come in certi film di Hollywood che fino a due mesi fa tutti pensavano trovassero posto solo nella fantasia degli sceneggiatori.

Il cortometraggio, intitolato Wuhan: the long night, è stato diffuso sulla piattaforma social Weibo facendo il giro del mondo in pochi giorni. È la testimonianza diretta della vita congelata di quello che fino a poche settimane fa era un frenetico polo industriale cinese: quattro minuti senza commento affidati alle immagini, perché tanto non c’è bisogno di altro.

Poche persone per strada: qualcuno guarda il cellulare, altri scrutano il mare, un abitante si affaccia alla finestra e canta mentre il sole tramonta, i lampioni si accendono e dal semaforo che scatta sul verde nessuno parte, perché non ci sono auto in circolazione.

Il breve video si chiude con un’esortazione, “Non mollare Wuhan”, e un augurio: “Possano tutti quelli che si trovano qui, superare al più presto questa dura prova”. Due mesi dopo, se lo augura il mondo intero.