
A ragione, il mondo intero continua a ringraziare i medici e gli infermieri per l’abnegazione e lo spirito di sacrificio con cui stanno affrontando l’emergenza coronavirus. Lo stesso grazie, ugualmente sentito e corale, è stato tributato ai trasportatori, ai corrieri, ai dipendenti dei supermercati, alle forze di polizia e alle istituzioni locali, gente in prima linea a cui spetta il compito non facile di far rispettare le regole e garantire la salute dei cittadini.
Ma c’è una categoria a cui nessuno ha ancora detto un solo grazie, malgrado stia vivendo un vero cataclisma: i produttori di carta igienica. Perché sono i rotoli a più veli, i veri protagonisti del panico che attraversa il pianeta come un brivido. Secondo solo alle mascherine e agli igienizzanti, restare senza carta igienica è l’incubo peggiore per milioni di persone.
Per tentare di spiegare il fenomeno sono scesi in campo addirittura psicologi e sociologi di fama, e quasi tutti concordano sull’effetto emulazione: se vedo qualcuno accaparrarsi qualcosa, d’istinto sento di doverlo fare anche io, mi serva o meno. Malgrado la carta igienica sia un presidio medico indispensabile, ma non certo vitale.
E mentre l’Italia resiste parzialmente alla tentazione di accumulo seriale, forse grazie ai 10 piani di morbidezza che in altri Paesi non sono garantiti, in altri posti non sono rare scese di isteria e follia collettiva: in un supermercato tedesco è finita in rissa per accaparrarsi gli ultimi pacchi convenienza, e lo stesso è accaduto in Australia, Stati Uniti, Inghilterra e Nuova Zelanda. Senza contare Hong Kong, dove pochi giorni fa tre persone incappucciate e armate di coltello hanno bloccato un trasportatore che stava scaricando un bancale di carta igienica davanti ad un supermercato per portare via 600 rotoli, valore stimato 200 euro.
Ormai quasi tutte le catene di supermercati estere hanno messo in atto il razionamento: non più di 4 confezioni per ogni scontrino. E i produttori allargano le braccia, a metà fra il soddisfatto e il preoccupato: “Ciò con cui abbiamo a che fare è del tutto inesplorato: non facciamo in tempo a consegnarla che sparisce dagli scaffali. Siamo sbalorditi, e costretti ad aumentare il ritmo di produzione”. In realtà, si scopre, molte aziende – già prima della pandemia - avevano in funzione gli impianti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e fare di più appare onestamente difficile.
“Se mi chiedeste perché tutti comprano quantità industriali di carta igienica, non saprei davvero cosa rispondere - è il commento di Tom Sellars, CEO della Sellars Absorbent Materials a Milwaukee, Wisconsin – ma l’impennata improvvisa della domanda potrebbe mettere a dura prova la catena di fornitura”. Georgia Pacific, dirigente della Angel Soft e Quilted Northern toilet paper, ha dichiarato che la scorsa settimana gli ordini sono raddoppiati e l’azienda è riuscita a spedire il 20% in più della sua normale capacità, ma non sono ritmi che potrà sostenere a lungo.
Anche la Kimberly-Clark, i cui marchi al dettaglio includono Scott e Cottonelle, ha annunciato l’intenzione di accelerare la produzione e mettere mano alle scorte di magazzino per soddisfare la domanda: “Vogliamo rassicurare i consumatori: stiamo facendo del nostro meglio per garantire una fornitura costante ai negozi. Nessuno rimarrà senza. Il nostro primo passo, prima ancora di considerare il picco di domanda, è stato quello di pensare a come tenere al sicuro il personale: niente visitatori, niente clienti e niente fornitori all’interno degli impianti”.















