CLIMA - Il buco nell'ozono si sta chiudendo (ma non basta)
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In un’epoca costellata da disastri ambientali e cambiamenti climatici, una bella notizia ci sta davvero comoda: il buco dell’ozono si sta richiudendo. Non è una previsione/speranza buttata lì a casaccio, ma l’autorevole parere delle Nazioni Unite, messo nero su bianco dal report “Scientific Assessment of Ozone Depletion: 2022” appena diffuso.

Il buco, diciamo così, si era aperto alla fine degli anni Settanta, quando il professor Frank Sherwood Rowland, chimico dell’Università della California, aveva svelato sulle pagine di “Nature” i risultati di uno studio: i gas artificiali stavano letteralmente “mangiando” lo strato di ozono in alta quota. Lo studio si concludeva con nome e cognome dei colpevole: i CFC, i clorofluorocarburi che altro non sono che i gas presenti nei circuiti refrigeranti di frigoriferi e condizionatori, ma soprattutto nelle bombolette spray di cui il genere umano faceva uso massiccio.

Da allora, la pericolosa riduzione dello strato di ozono presente nell’atmosfera terrestre che protegge il nostro pianeta dai raggi ultravioletti, causando effetti su animali, piante e perfino sulle cellule umane, è diventata una priorità cui il mondo intero ha reagito mettendo al bando le sostanze chimiche nocive. Era il 1987, e a sottoscrivere il “protocollo di Montreal” sono stati 46 paesi promettendo solennemente di ridurre ed eliminare la produzione. Una decisione che solo adesso inizia a dare i suoi effetti. Di questo passo, racconta lo studio, entro il 2040 il buco non dovrebbe più essere un pericolo, ma serviranno quattro anni in più perché quello sull’Antartide, il più grande squarcio mai registrato, si chiuda del tutto.

“L’azione collettiva sull’ozono rappresenta un precedente per l'azione per il clima - ricorda Petteri Taalas, segretario generale dell'Organizzazione meteorologica mondiale, che ha presentato il rapporto - il nostro successo nell'eliminare gradualmente le sostanze chimiche che consumano ozono ci mostra cosa si può e si deve fare con urgenza per abbandonare i combustibili fossili, ridurre i gas serra e quindi limitare l'aumento della temperatura”.

Perché a scanso di equivoci, dicono gli esperti, guai a cantare vittoria: se l’ottimismo riguarda le fasce di ozono più alte nell’atmosfera, quelle più in basso non danno alcun segno di miglioramento. E come se ancora non bastasse, la riduzione del buco nell’ozono, iniziata agli albori del nuovo millennio, non c’entra nulla con i cambiamenti climatici. Quelli sono un’altra battaglia ancora tutta da combattere. E possibilmente vincere.