CINEMA - La storia vera di Sam e Penguin

Sam Bloom è sempre stata una donna forte e atletica: nuotatrice infaticabile, amante del surf, della sua biciletta e soprattutto della sua famiglia, fatta di un marito, tre figli e tanta serenità.

Accade tutto all’improvviso nel 2013, durante una vacanza in Thailandia: Sam si appoggia alla ringhiera di un punto panoramico, durante un’escursione come tante. È un attimo: la ringhiera cede, trascinandosi la donna al suolo dopo un volo di diversi metri.

Dopo sette mesi d’ospedale e molti più interventi chirurgici, Sam è salva, ma i medici sono chiari: ha subito una grave frattura alla colonna vertebrale, non camminerà mai più.

Tornata a casa, in Australia, Sam è costretta a reinventarsi una vita, totalmente diversa, che non le permette più la libertà di scendere con la tavola fino al mare per sfidare le onde, di nuotare e di correre in bicicletta lungo i percorsi che amava tanto.

Uno spirito libero, costretto su una sedia a rotelle: per lei, una vera condanna. Suo marito Cameron, un fotografo molto noto, ed i tre figli ce la mettono tutta, ma si rendono conto che della donna che era il fulcro della loro famiglia resta ormai ben poco. Sam Bloom si sta spegnendo un po’ per volta, ogni giorno di più: è triste, piange, non riesce più a sorridere per nulla, malgrado si sforzi di farlo.

Poi un giorno, succede qualcosa che all’apparenza non c’entra nulla, ma per chi ha voglia di crederci è un segno del destino, magari un aiuto lanciato da qualcuno lassù oppure solo un caso. Nessuno può saperlo.

Noah, il più piccolo dei tre figli di Sam e Cameron, tornando da scuola trova una piccola gazza caduta dal nido. La raccoglie, la porta a casa e chiede ai genitori il permesso di tenerla: tutti insieme la chiamano Penguin, pinguino, perché è bianca e nera.

È Sam, quando il resto della famiglia è a scuola e al lavoro, a prendersi cura di Penguin, che ha bisogno di aiuto. La accudisce, le cura le ferite, la riempie di attenzioni e nella sua mente, scatta una molla che si era fermata all’improvviso nel 2013: “Prima del suo arrivo mi sentivo inutile, incapace perfino di prendermi cura dei miei figli. Ma Penguin è diventata lo specchio in cui rivedere me stessa: entrambi eravamo scampate alla morte per un soffio, ed entrambi avevamo bisogno uno dell’altro per ricominciare a vivere”.

Quando Penguin ritorna in forze, è lei ad occuparsi di Sam, restituendole la fiducia e la voglia di lottare: passa le giornate le si siede sulla spalla, gioca con i capelli e quando lei piomba negli attacchi di depressione Penguin lo capisce e non lo permette, iniziando a cinguettarle qualcosa all’orecchio. Penguin non sta in gabbia: per i Bloom è un’amica, non un animale da compagnia. Ogni tanto vola fuori, per sgranchirsi le ali, poi torna sempre a casa.

Poco per volta, vedendo che la gazza è tornata forte e in salute, anche Sam inizia ad accettare la sua nuova condizione, trovando la forza di continuare ad essere una presenza ancora necessaria alla sua famiglia.

Penguin resta con i Bloom per due anni: la sera in cui Sam Bloom sta partendo per l’Italia per prendere parte alle Paraolimpiadi, vola da una finestra aperta e non torna più. Qualcuno racconterà ai Bloom di averla vista dirigersi verso un boschetto e a loro piace pensare che sia felice. Aveva esaurito il compito di Salvare Sam, ed era ora di tornare libera.

La storia della gazza è diventata un libro, Penguin Bloom: the odd little bird who saved a family, scritto da Bradley Trevor Greve, ed un film che il prossimo settembre sarà presentato al Toronto Film Festival, prodotto da Reese Witherspoon e interpretato da Naomi Watts e Andrew Lincoln.