CINEMA - La storia dello scandalo che ha fatto tremare Hollywood

Il 5 maggio del 2017, sulle pagine del “New York Times” esplode una bomba destinata a far tremare i vetri di Hollywood e di tutto il mondo del cinema. Due giornaliste d’inchiesta, Jodi Cantor e Megan Twohey, pubblicano ciò che hanno faticosamente raccolto fino a quel momento, puntando il dito contro Harvey Weinstein, potentissimo produttore cinematografico con all’attivo centinaia di film, molti dei quali premiati con la statuetta dell’Oscar. Un uomo corpulento, fastidioso e arrogante in grado di stroncare o lanciare la carriera di chiunque. Da anni molestava e violentava a piacere attrici affermate e donne in cerca di un futuro nel mondo del cinema, convinto che per lui le leggi non esistessero.

A fatica, le due giornaliste sono riuscite a raccogliere le testimonianze di decine di loro, spesso messe al silenzio con una manciata di dollari o con le minacce fino a creare una cappa di omertà che quel giorno viene sollevata per la prima volta, mostrando il lato più schifoso e subdolo nascosto dietro le luci abbaglianti di Hollywood. Dalla loro inchiesta prenderà il via il movimento #MeToo, termine utilizzato per la prima volta dall’attrice Alyssa Milano la mattina del 15 ottobre del 2017, e alla sera dello stesso giorno adottato da 200mila persone.

Ma i nomi di Jodi Cantor e Megan Twohey, autrici del best seller “She Said: Breaking the Sexual Harassment Story That Helped Ignite a Movement”, è rimasto un po’ nell’ombra malgrado la vittoria del premio Pulitzer, offuscato dall’irrompere sulla scena di Ronan Farrow, stella del giornalismo americano che cinque giorni dopo l’inchiesta del New York Times si sarebbe appropriato dell’inchiesta.

Tutto questo è diventato un film prodotto dalla “Plan B” di Brad Pitt e diretto dalla regista tedesca Maria Schrader, la stessa della miniserie Netflix “Unorthodox” e da sempre affascinata dalle battaglie sociali. A interpretare le due reporter Zoe Kazan e Carey Mulligan, affiancate anche dall’apparizione di attrici che hanno scelto di interpretare se stesse come Ashley Judd, mentre altre (Gwyneth Paltrow e Judith Godrè), si sono limitate a prestare la loro voce.

Eppure la pellicola, intitolata come il libro (“Anche io”, nella versione italiana), contrariamente alle previsioni, negli Stati Uniti ha deluso assai ai botteghini. Secondo alcuni critici, è chiaro sintomo di un’assuefazione del grande pubblico verso le brutte notizie, ma anche dell’idea che dopo cinque anni, con condanne che si susseguono una dopo l’altra (l’ultima a Los Angeles in queste ore, per stupro su tre donne), Harvey Wenstein sia ormai un nome che appartiene al passato, ad un capitolo chiuso a doppia mandata dalla giustizia, che ha ingabbiato il “cinghialone” di Hollywood per il resto della sua esistenza.

La pellicola è stata presentata in anteprima italiana al recente Torino Film Festival, dove la regista ha raccontato che le due attrici protagoniste “hanno scelto di avere uno stretto rapporto con le giornaliste che interpretavano, hanno passato molto tempo con loro, e con le loro famiglie, e lo stesso ho fatto io. Eravamo coscienti che la nostra era una storia vera e i personaggi persone reali, e questo può intimidire un attore. Ma questo non era un documentario, e per loro era necessario fare le loro ricerche per poi essere libere di creare una rappresentazione artistica di un personaggio reale”.

LA TRAMA

Carey Mulligan e Zoe Kazan interpretano le reporter del New York Times Megan Twohey e Jodi Kantor, che insieme hanno raccontato una delle vicende più importanti di una generazione: una storia che ha contribuito a lanciare il movimento #MeToo, ha infranto decenni di silenzio sull’argomento della violenza sessuale a Hollywood e dell’alterazione della cultura americana per sempre. Il film racconta in dettaglio i dietro le quinte, le fonti, i documenti e le piste che le due giornaliste hanno utilizzato per indagare e pubblicare storie che scoprono molestie sessuali e abusi sessuali da parte di uomini potenti e di alto profilo, a cominciare da Harvey Weinstein. La vicenda segue le due giornaliste “dalle prime telefonate esplorative, ad una scia crescente di prove, fino ad un confronto finale con un accusato notoriamente bellicoso”.

IL CAST TECNICO

Regia – Maria Schrader

Soggetto – tratto dal libro di Jody Kantor e Megan Twohey

Sceneggiatura – Rebecca Lenkiewicz

Produttore – Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner

Produzione – Annapurna Pictures, Plan B Entertainment

Distribuzione – Universal Pictures

Fotografia – Natasha Braier

Montaggio – Hansjorg Weissbrich

Musiche – Nicholas Britell

Durata – 129 minuti

CAST ARTISTICO

Zoe Kazan – Jodi Kantor

Carey Mulligan – Megan Twohey

Patricia Clarkson – Rbecca Corbett

Andre Braugher – Dean Paquet

Samantha Morton – Zelda Pekins

Mike Houston – Harvey Weinstein

Jennifer Ehei – Laura Madden

Ashley Judd – se stessa

Adam Shapiro – Ron Lieber