
Pensare ad un festival del cinema senza una sala cinematografica è come avere a disposizione una piscina olimpionica, ma completamente vuota. L’assurda e situazione in cui l’infinita pandemia ha gettato il mondo intero certe finezze non sa cosa siano. Così, dopo la rara eccezione del Festival di Venezia dello scorso settembre – unico superstite alla moria di eventi - anche il Torino Film Festival è costretto a piegarsi, spostando la 38esima edizione in streaming.
Stefano Francia di Celle, direttore artistico di fresca nomina, non esita a definire “innovativa e d’emergenza” l’edizione in programma dal 20 al 28 novembre. Per l’occasione, i 133 film – di cui 52 in anteprima mondiale – che formano le 4 sezioni (concorso, fuori concorso, doc e corti), traslocano sul sito MyMovies, con un canale Youtube appositamente dedicato a performance live, masterclass, dibattiti e le cerimonie di apertura e la chiusura del Festival, oltre a due eventi speciali: RadioAMARCORD, un progetto a che celebra i 100 anni dalla nascita di Federico Fellini attraverso i suoi lavori radiofonici per l’EIAR come autore di sketch, riviste, piccole commedie e fantasie, e ancora Visioni Resistenti, una produzione divisa in “tre performance, tre luoghi storici e tre ragioni per non smettere di sognare”.
Quella su MyMovies sarà una vera e propria sala virtuale con 500 posti a cui sarà possibile accedere prenotando un singolo spettacolo (3,50 euro), un abbonamento a 10 proiezioni (30 euro) o quello a tutto il Festival (49 euro). Ogni giorno alle 14, la piattaforma svelerà i titoli che rimarranno disponibili per 48 ore, visibili su computer, tablet e smartphone.
“Siamo consapevoli che si tratta di un grande cambiamento - afferma Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema - che tuttavia tiene il passo con i tempi. Il cinema nasce per essere fruito in sala, è quello il suo posto, ma le nuove tecnologie ci permettono di arrivare ovunque, moltiplicando la forza comunicativa della settima arte. È con questo spirito che il TFF sbarca online, senza rinunciare alle sue origini, quando si chiamava ancora Cinema Giovani, trattando molti temi tra cui giustizia sociale e inclusione, visti attraverso l’occhio creativo di giovani cineasti”.
Un’edizione destinata agli annali, si spera l’unica, che anche se costretta alla non-presenza fisica evita di privarsi del piacere di portare in dote diverse novità: una giuria priva di presidente composta da cinque donne (Waad Al-Kateab, Martha Fiennes, Jun Ichikawa, Martina Scarpelli e Homayra Sellier) e ben 6 dei 12 film in concorso diretti da registe. Per finire con la prima edizione del Premio Stella Mole per l’Innovazione Artistica, nuovo simbolo del Torino Film Festival che riproduce la celebre stella sulla cima della Mole Antonelliana, destinato a diventare d’ora in poi il massimo riconoscimento con cui saranno premiati i vincitori del festival, al pari del Leone di Venezia, la Palma di Cannes, l’Orso di Berlino e il Pardo di Locarno: la vincitrice della prima edizione è Isabella Rossellini, modella e attrice italiana naturalizzata negli Stati Uniti, nata dal matrimonio tra l’attrice svedese Ingrid Bergman e il regista Roberto Rossellini.
Sarà quindi un TFF in versione anomala, che tuttavia non rinuncia al legame con il territorio grazie alla tecnologia digitale: tra proiezioni, eventi e iniziative speciali, il festival arriverà in molti punti della città (e non solo) ampliando il suo impatto fino a raggiungere zone mai prima d’ora coinvolte dalla manifestazione.
Si salvano le masterclass, sempre seguitissime, con grande attesa per Spedizione torinese, l’incontro con il regista russo Aleksandr Sokurov e i suoi allievi dell’Università Statale di San Pietroburgo, ma anche per Imprevedibile Stefania, con Stefania Sandrelli e Andrea Occhipinti.
I FILM
Uno degli eventi speciali TFF numero 38 è rappresentato dall’anteprima italiana del film The Truffle Hunters, docufilm diretto e prodotto da Michael Dweck e Gregory Kershaw, con la produzione esecutiva di Luca Guadagnino e la sua Frenesy Film Company. Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival il 30 gennaio di quest’anno, il film racconta la vita di alcuni anziani cercatori del tartufo d’Alba, dei loro rituali, del loro rapporto con i cani e con il territorio.
Tra le pellicole in concorso Botox di Kaveh Mazaheri, Sin senas particulares della regista messicana Fernanda Valadez, Wildfire di Cathy Brady, Evening hour di Braden King, e l’italiano Regina di Alessandro Grande e con Francesco Montanari, la storia di un complicato conflitto generazione, unico film italiano in concorso.
Due italiani anche nella sezione fuori concorso: Il buco in testa di Antonio Capuano, il racconto della vita della figlia di poliziotto ucciso nel ’77 durante gli scontri di piazza a Milano, e Calibro 9, un film di Toni D’Angelo che rappresenta il sequel ideale di “Milano calibro 9”, con Marco Bocci, Ksenia Rappoport e Michele Placido, a cui aggiungere Io sono Vera, di Beniamino Catena, con Anita Caprioli e Marta Gastini.
Tra i documentari Billie, dedicato alla regina del blues Billie Holiday, Zona Franca, un omaggio di Steve Della Casa alla grande Franca Valeri, Helmut Newton: The Bad and the Beautiful, ritratto del leggendario fotografo di Gero von Boehm, e Le nostre ferite, di Monica Repetto. Da non perdere la versione restaurata di In The Mood for Love, capolavoro del regista cinese Won Kar-Wai uscito nel 2000 e risultato al secondo posto in sondaggio della BBC fra i più grandi film del secolo per i critici cinematografici di 36 paesi diversi.















