
In un giallo che si rispetti servono almeno due indizi: il primo è una data precisa, il 7 settembre 1940, il secondo un luogo: Torino. Mettendoli insieme diventa un po’ più semplice scoprire il motivo della mostra ospitata dal Museo Nazionale del Cinema da febbraio a giugno del prossimo anno.
Se ancora non fosse chiaro, per celebrare gli 80 anni di Dario Argento, il “maestro del brivido” che nell’ex capitale subalpina ha sempre trovato fonte di ispirazione e location giuste per i le sue pellicole, il museo ospitato nelle sale della Mole Antonelliana ha deciso di organizzare Dario Argento - The Exhibition, la prima grande mostra dedicata al grande maestro italiano del cinema internazionale, prodotta in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti di Parma e curata da Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema, e Marcello Garofalo.
“È il nostro primo grande appuntamento del 2021, un progetto inizialmente previsto nell’autunno del 2020, proprio in concomitanza con il compleanno del regista e slittato a causa dell’emergenza Covid - afferma Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema - un doveroso omaggio a uno dei grandi autori del cinema italiano e conosciuto in tutto il mondo, che ben si sposa con l’anima misteriosa e magica della Mole Antonelliana e di Torino”.
La mostra ripercorre la lunga carriera del regista romano, proponendo un viaggio nel cinema cult del maestro del brivido attraverso tutti i suoi film (da “L'uccello dalle piume di cristallo”, 1970, a “Dracula 3D”, 2012), con centinaia di immagini, fotogrammi e fotografie inedite, installazioni, oggetti di scena, musica, manifesti, costumi, video (con testimonianze di collaboratori e fan illustri), memorabilia, raffronti con le produzioni televisive e cinematografiche odierne.
Dario Argento ha imposto uno stile talmente innovativo da essere stato omaggiato (De Palma, Tarantino, Carpenter solo per citarne alcuni) e imitato, ma mai uguagliato. Il nome di Argento è conosciuto oggi a livello internazionale per il contributo personale e moderno che il regista, fin dai primi titoli, ha saputo imprimere al thriller, al giallo e all’horror, allentando le maglie di una grammatica cinematografica estremamente codificata con soluzioni visive più ancorate all’irrazionale e alla dimensione onirica, oltrepassando fieramente il confine tra cinema di genere e cinema d’autore.
“Con questa mostra - affermano i due curatori - intendiamo sottolineare non tanto le valenze horror e sanguinolente del suo cinema, quanto la complessa e raffinata composizione visiva delle immagini che lo pongono come uno dei grandi maestri del cinema contemporaneo, punto di riferimento per generazioni di registi cinematografici fino alle serie televisive di questi ultimi anni.
Il legame tra Dario Argento e Torino è molto stretto: in città ha girato le sue prime opere, a cominciare da “Profondo rosso”, da molti considerato il suo capolavoro, recentemente votato come il migliore lungometraggio di finzione girato sotto alla Mole, secondo un sondaggio realizzato dalla rivista “Ciak”. La mostra è un omaggio a un grande maestro del cinema italiano, conosciuto e apprezzato a livello internazionale che può essere considerato a tutti gli effetti “torinese”.
Definita dallo stesso Argento “Il luogo dove i miei incubi stanno meglio”, Torino con la sua aria misteriosa è stata il set delle vicende di Il gatto a nove code (1971), Quattro mosche di velluto grigio (1971), Profondo Rosso (1975), Non ho sonno (2001), La Terza Madre (2007) e Giallo (2009).
“Sono davvero felice - commenta Dario Argento - che proprio in coincidenza di questo mio importante compleanno, il Museo Nazionale del Cinema di Torino abbia inserito tra gli eventi nel 2021 anche questo “omaggio” dedicato al mio cinema. Nel corso della mia carriera, iniziata nell’ormai lontano 1970, ho avuto modo di ricevere diversi riconoscimenti in tutto il mondo, specialmente in Francia, in America, in Giappone: in Italia di recente mi hanno consegnato il David di Donatello alla carriera, ma questo riconoscimento torinese mi entusiasma in particolar modo, non solo perché parte da una città da me molto amata, dove ho avuto modo di girare diversi film, ma anche perché è organizzata in una sede prestigiosa e simbolica quale è la Mole Antonelliana. Mi pare un modo straordinario per far conoscere anche ai più giovani l’intero mio percorso cinematografico, accompagnandoli all’interno del mio “cinema idealista” fatto di incubi, sogni e visioni, ove la grigia realtà non è mai arrivata e mai ci arriverà”.
L’iniziativa rientra nel programma di Torino Città del Cinema 2020, un progetto di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte, Fondazione per la Cultura Torino. www.torinocittadelcinema2020.it















