
L’impegno civile, la denuncia, gli atti di accusa. Non era solo cinema, quello di Francesco Rosi, piuttosto il desiderio civile di aprire finestre su alcune delle pagine più oscure e inquietanti della storia italiana. Bastano i titoli, a raccontare ogni cosa: “Le mani sulla città”, “Il caso Mattei”, “Il bandito Giuliano”, “Lucky Luciano”, “Cristo si è fermato a Eboli”, “Dimenticare Palermo”.
A cent’anni esatti dalla nascita, il 15 novembre scorso il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha scelto di celebrare l’arte e la vita di Francesco Rosi con una mostra curata da Domenico De Gaetano e Carolina Rosi con Mauro Genovese e Maria Procino, allestita al piano di accoglienza della Mole Antonelliana e ad ingresso gratuito.
“Le mani sulla verità, 100 anni di Francesco Rosi”, è l’omaggio ad uno dei grandi maestri del cinema, celebrato ripercorrendo il suo lavoro e il segno profondo lasciato nella settima arte, capace di coniugare l’arte con l’impegno civile fino ad influenzare profondamente il cinema italiano e quello internazionale.
“Franco (lo chiamavo così) lo sento ogni momento accanto a me, nei momenti bui e in quello che faccio - racconta Carolina Rosi, co-curatrice della mostra e unica figlia del regista - mi spronava sempre ad andare avanti, a vedere oltre lo stato delle cose. Proprio per questo motivo mi sembra giusto celebrarlo con questa mostra dove, attraverso foto, oggetti e film chi lo ha amato lo ritroverà, mentre le nuove generazioni potranno leggere l’uomo, l’intellettuale, l’artista riscoprendo il suo ‘cinema della realtà’, perché è così che definiva il suo lavoro. In ogni sequenza dei suoi film è possibile scorrere la storia del nostro Paese”.
Incentrata su cinque titoli particolarmente significativi nella ricca filmografia del regista, la mostra è un viaggio multimediale che impiega le nuove tecnologie per sollecitare l’interesse verso temi importanti e ancora attuali. Ogni sezione è rappresentata da foto di scena, manifesti, dichiarazioni dell’autore e materiali originali provenienti dall’archivio del Museo Nazionale del Cinema, ed è introdotta da video realizzati da testimonial d’eccezione, in grado di raccontare i temi affrontati da Rosi in un’ottica contemporanea.
Napoli, la camorra e la speculazione edilizia sono i temi forti di “Le mani sulla città”, raccontate da Francesco Di Leva, mentre l’assurdità della guerra e l’antimilitarismo di “Uomini contro” hanno la voce di Artem. I misteri italiani, gli intrecci tra mafia, lobby di potere e politica di “Salvatore Giuliano” e “Il caso Mattei” sono raccontati rispettivamente da Marco D’Amore e da The Jackal, così come l’Italia di ieri, il fascismo e la questione meridionale di “Cristo si è fermato a Eboli” hanno come testimonial Valeria Parrella.
L’intento è di celebrare e svelare l’opera di Francesco Rosi alle nuove generazioni, avvicinandole alla sua arte proprio in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui gli strascichi sociali della pandemia si fondono con incertezze e nuove paure. Il principio ispiratore è raccontare Francesco Rosi da più prospettive: il cineasta “difficile” dell’impegno civile, delle storie che svelano un’Italia dai meccanismi oscuri, attraverso una ricerca delle fonti rigorosa e tenace. L’esposizione è arricchita dal catalogo a cura di Domenico De Gaetano e Carolina Rosi con Mauro Genovese e Fabio Pezzetti Tonion, pubblicato in occasione dell’omonima mostra, con i saggi di Domenico De Gaetano, Carolina Rosi, Gina Annunziata, Lorenzo Codelli, Giovanna Gravina Volonté, Lirio Abbate, Roberto Andò, Furio Colombo, Marco Tullio Giordana, John Turturro e i contributi di Mauro Genovese, Maria Procino, Giulia Longo e Peter Englesson. A completamento della mostra, il Cinema Massimo propone fino al 21 novembre un omaggio al regista napoletano.
Per tutta la durata della mostra sono anche previste una serie di attività didattiche per le scuole, tutte gratuite grazie al contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri – Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni. È prevista anche l’apertura straordinaria dell’Archivio Storico del Museo Nazionale del Cinema di Torino per la consultazione dei materiali del fondo Rosi, che il Museo conserva. Sono inoltre in programma delle iniziative celebrative a Napoli in collaborazione con l’Accademia delle Belle arti di Napoli e la Film Commission Regione Campania (FCRC).
IL PERCORSO ESPOSITIVO
La ricerca della verità, senza la presunzione di imporre la propria visione allo spettatore. La verifica scrupolosa delle fonti, senza rinunciare alla ricerca estetica. Il cinema di Francesco Rosi è questo e molto altro: un cinema fuori dagli schemi, attuale per ciò che rivela di noi stessi e della nostra società. A cento anni dalla sua nascita, si avverte l’esigenza di tornare a riflettere sulle tematiche affrontate dal suo cinema: la mafia, il potere e le sue deformazioni, i misteri italiani, le problematiche energetiche e i legami con l’economia internazionale, la questione meridionale, la guerra. Sono temi di sorprendente attualità e i cinque film scelti per la mostra rivelano un’essenza senza tempo.
“Per me Francesco Rosi è uno dei più grandi maestri del cinema contemporaneo”, così Martin Scorsese aveva definito il regista, nato a Montecalvario, un quartiere di Napoli. Inizia il suo percorso artistico nel secondo dopoguerra come disegnatore e lavorando in teatro. Si avvicina al mondo del cinema con un esordio d’eccezione: nel 1947 è aiuto regista di Luchino Visconti per il capolavoro neorealista “La terra trema”. Negli anni Cinquanta continua l’attività di aiuto regista e sceneggiatore con cineasti come Michelangelo Antonioni, Luigi Zampa, Ettore Giannini. Nel 1958 debutta nella regia con “La sfida”, il primo di ben 17 film. I successi e i riconoscimenti si susseguono fino al suo ultimo lavoro del 1997, “La tregua”, tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi. Celebrato in tutto il mondo, Rosi ha creato un modo di fare cinema che ha fatto scuola, sollecitando il pubblico a partecipare alla costante e faticosa ricerca della verità.
IL FONDO ROSI
Il Museo Nazionale del Cinema conserva l’archivio personale di Francesco Rosi, per volontà dello stesso regista. Un fondo considerevole che testimonia tutta la sua attività attraverso documenti, fotografie, libri e riviste, articoli e ritagli stampa, manifesti e materiali pubblicitari. È straordinaria la completezza della documentazione d’archivio rispetto a tutte le fasi di lavorazione dei film, dalla prima idea alla post-produzione: sono presenti materiali di ricerca, scalette, soggetti e sceneggiature, storyboard e disegni, corrispondenza con colleghi e grandi personalità, premi, diari e appunti.
Il Fondo Rosi è consultabile da studenti, studiosi e ricercatori: l’inventario analitico dell’archivio è disponibile online sul sito web del Museo, così come un’ampia selezione di materiali digitalizzati.
LO STUDIO PRIVATO
Lo studio privato di Francesco Rosi, con scrivania, sedia, macchina da scrivere e oggetti originali del regista. Nelle librerie: alcuni dei numerosi premi vinti dal regista, i suoi libri, album con raccolte di articoli e ritagli stampa, documenti di lavoro, foto di famiglia. Tra i quadri: una delle prime storie a disegni per bambini realizzata da Rosi; la pubblicità Kinglax, la cui foto scattata dal padre di Rosi ritrae Francesco a due anni; la foto del piccolo Francesco con il berretto, che vinse un concorso internazionale “Jackie Coogan” (il celebre bambino protagonista del film di Charlie Chaplin Il monello del 1921). Tutti i materiali dello studio provengono direttamente da casa Rosi (Biblioteca privata Francesco Rosi), a eccezione di una parte dei libri del regista, degli album di lavoro e della collezione di videocassette, che fanno parte del Fondo Rosi del Museo Nazionale del Cinema.
INFO PRATICHE
Le mani sulla verità, 100 anni di Francesco Rosi
Museo Nazionale del Cinema
Mole Antonelliana, via Montebello 20 - Torino
15 novembre 2022 - 17 aprile 2023
Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 19
Ingresso: gratuito















