
Era l’anno della banda della “Uno Bianca”, della Guerra del Golfo contro Saddam Hussein e di Bellini e Cocciolone, i due piloti italiani catturati dagli iracheni. Quell’anno Sophia Loren riceve l’Oscar alla carriera e “Balla coi lupi” di Kevin Costner riporta il genere western nelle sale. Ma il 1991 era e resta, soprattutto, l’anno del primo e unico scudetto della Sampdoria: al di là di credo e fede calcistica, un rarissimo caso di strappo alla regola in cui le grandi, quelle che si dividono da sempre gli scudetti, restarono a guardare la marcia inarrestabile di una “provinciale”, come sono chiamate quelle squadre che ogni anno veleggiano da metà classifica in poi, a volte arrivando all’ultimo turno sperando di non retrocedere.
Il 19 maggio di quell’anno, con tre reti ai danni del Lecce che mandano ai pazzi lo stadio Ferraris di Genova e parte della Liguria, va in scena una sorta di miracolo propiziato da una congiunzione astrale forse irripetibile: Vialli e Mancini in attacco, Boskov in panchina e una società che ci crede, guidata dalla mano sapiente di Paolo Mantovani, il presidente, imprenditore del settore petrolifero. Un uomo che aveva promesso di voler traghettare la Sampdoria dalle Serie B alla massima divisione, iniziando subito dopo a formare l’ossatura di una formazione che poteva contare su una “generazione di fenomeni” come Gianluca Pagliuca fra i pali e poi Mannini, Brady, Francis, Vierchowod, Lanna, Lombardo, Dossena e Cerezo, solo per citarne alcuni.
È a quei momenti che è dedicato “La Bella Stagione”, un docufilm dalla durata regolamentare di 90 minuti, più eventuale recupero, ma che nella vita reale ha avuto una gestazione lunga quanto una stagione. Una produzione intensa, in oscillazione costante tra stupore, allegria e nostalgia. Perché che al di là del risultato sportivo finale, consultabile su qualsiasi almanacco, il film svela intervista dopo intervista il segreto di quella vittoria leggendaria. Un segreto che non è nascosto nelle tattiche, negli schemi o nelle qualità individuali, certamente di alto livello, ma nelle storie e negli sguardi dei protagonisti. Potrà sembrare retorico, ma la Samp vinse quello scudetto grazie all’amicizia, alla furbizia e alla generosità dei suoi calciatori; uomini limpidi, ancora estranei allo star system che oggi domina l’industria sportiva.
E anche la pellicola parla di calcio, certamente, ma in realtà c’è ben altro in gioco. L’irriverenza di Bonetti che si prendeva gioco dei fusi orari per andare a far serata allo “Studio54” di New York, l’energia irrefrenabile di Toninho Cerezo, l’elegante malinconia di capitan Pellegrini, la storia da romanzo di Marco Lanna che da giovane talento di quella rosa scudettata ora, trent’anni dopo, ha preso le redini societarie e guida la nave come presidente. E ancora la durezza di Pietro Vierchowod che si commuove quando ricorda di essere stato il difensore più veloce della Serie A, ma anche quella di Pagliuca che quello Scudetto continua ancora oggi a dedicarlo alla mamma. E poi Vialli e Mancini, due giganti del calcio italiano, che a Boskov, Mantovani e ai tifosi doriani hanno regalato un sogno lungo una vita. Più che squadra di viziati, quella fu una squadra di artisti.
L’idea del tributo all’indimenticabile pagina bluerchiata è di Marco Ponti, regista aviglianese che ha debuttato nel 2001 con “Santa Maradona”, film che gli è valso il David di Donatello come miglior regista esordiente. Tra le sue pellicole “A/R Andata + Ritorno” (2004) e i due successi al box office e in televisione “Io che amo solo te” (2015) e il sequel “La cena di Natale” (2016). Autore di fumetti per la Disney e di romanzi per ragazzi (Ombre che camminano del 2019 e R – Ribelli, Resistenza, Rock ’n’ roll del 2021) ha scritto e diretto anche alcuni documentari tra cui “La luna di giorno” (2008) e “Nessuna ombra intorno - Safari Live” con Lorenzo Jovanotti (2009), “Eravamo schiavi - storia di tre ragazzi deportati dalla Valsusa nella Germania nazista” (2019) e infine è il produttore artistico di “The crown prince” (titolo provvisorio, attualmente in lavorazione) di Beatrice Borromeo per Netflix.
Era l’anno della banda della “Uno Bianca”, della Guerra del Golfo contro Saddam Hussein e di Bellini e Cocciolone, i due piloti italiani catturati dagli iracheni. Quell’anno Sophia Loren riceve l’Oscar alla carriera e “Balla coi lupi” di Kevin Costner riporta il genere western nelle sale. Ma il 1991 era e resta, soprattutto, l’anno del primo e unico scudetto della Sampdoria: al di là di credo e fede calcistica, un rarissimo caso di strappo alla regola in cui le grandi, quelle che si dividono da sempre gli scudetti, restarono a guardare la marcia inarrestabile di una “provinciale”, come sono chiamate quelle squadre che ogni anno veleggiano da metà classifica in poi, a volte arrivando all’ultimo turno sperando di non retrocedere.
Il 19 maggio di quell’anno, con tre reti ai danni del Lecce che mandano ai pazzi lo stadio Ferraris di Genova e parte della Liguria, va in scena una sorta di miracolo propiziato da una congiunzione astrale forse irripetibile: Vialli e Mancini in attacco, Boskov in panchina e una società che ci crede, guidata dalla mano sapiente di Paolo Mantovani, il presidente, imprenditore del settore petrolifero. Un uomo che aveva promesso di voler traghettare la Sampdoria dalle Serie B alla massima divisione, iniziando subito dopo a formare l’ossatura di una formazione che poteva contare su una “generazione di fenomeni” come Gianluca Pagliuca fra i pali e poi Mannini, Brady, Francis, Vierchowod, Lanna, Lombardo, Dossena e Cerezo, solo per citarne alcuni.
È a quei momenti che è dedicato “La Bella Stagione”, un docufilm dalla durata regolamentare di 90 minuti, più eventuale recupero, ma che nella vita reale ha avuto una gestazione lunga quanto una stagione. Una produzione intensa, in oscillazione costante tra stupore, allegria e nostalgia. Perché che al di là del risultato sportivo finale, consultabile su qualsiasi almanacco, il film svela intervista dopo intervista il segreto di quella vittoria leggendaria. Un segreto che non è nascosto nelle tattiche, negli schemi o nelle qualità individuali, certamente di alto livello, ma nelle storie e negli sguardi dei protagonisti. Potrà sembrare retorico, ma la Samp vinse quello scudetto grazie all’amicizia, alla furbizia e alla generosità dei suoi calciatori; uomini limpidi, ancora estranei allo star system che oggi domina l’industria sportiva.
E anche la pellicola parla di calcio, certamente, ma in realtà c’è ben altro in gioco. L’irriverenza di Bonetti che si prendeva gioco dei fusi orari per andare a far serata allo “Studio54” di New York, l’energia irrefrenabile di Toninho Cerezo, l’elegante malinconia di capitan Pellegrini, la storia da romanzo di Marco Lanna che da giovane talento di quella rosa scudettata ora, trent’anni dopo, ha preso le redini societarie e guida la nave come presidente. E ancora la durezza di Pietro Vierchowod che si commuove quando ricorda di essere stato il difensore più veloce della Serie A, ma anche quella di Pagliuca che quello Scudetto continua ancora oggi a dedicarlo alla mamma. E poi Vialli e Mancini, due giganti del calcio italiano, che a Boskov, Mantovani e ai tifosi doriani hanno regalato un sogno lungo una vita. Più che squadra di viziati, quella fu una squadra di artisti.
L’idea del tributo all’indimenticabile pagina bluerchiata è di Marco Ponti, regista aviglianese che ha debuttato nel 2001 con “Santa Maradona”, film che gli è valso il David di Donatello come miglior regista esordiente. Tra le sue pellicole “A/R Andata + Ritorno” (2004) e i due successi al box office e in televisione “Io che amo solo te” (2015) e il sequel “La cena di Natale” (2016). Autore di fumetti per la Disney e di romanzi per ragazzi (Ombre che camminano del 2019 e R – Ribelli, Resistenza, Rock ’n’ roll del 2021) ha scritto e diretto anche alcuni documentari tra cui “La luna di giorno” (2008) e “Nessuna ombra intorno - Safari Live” con Lorenzo Jovanotti (2009), “Eravamo schiavi - storia di tre ragazzi deportati dalla Valsusa nella Germania nazista” (2019) e infine è il produttore artistico di “The crown prince” (titolo provvisorio, attualmente in lavorazione) di Beatrice Borromeo per Netflix.
LA TRAMA
Genova, 1990. Una giovane squadra, la Sampdoria di Vialli e Mancini, che da qualche anno sta frequentando anche i palcoscenici internazionali, inizia un’avventura epica che cambierà per sempre la storia del calcio italiano. La Bella Stagione è il racconto di quell’incredibile cavalcata per la vittoria, attraverso le voci dei giocatori e dei membri dello staff che quelle stagioni sportive le hanno vissute sulla loro pelle, e dei giornalisti che ne hanno scritto e parlato. A completamento, una serie di materiali di repertorio inediti mostrati per la prima volta.
Un viaggio in cui quella mitica Sampdoria ha deciso di diventare non solo la più forte, ma anche la più bella, vincendo un campionato italiano e sfiorando il trionfo nella Coppa dei Campioni dell’anno successivo, fermandosi solo di fronte al Barcellona allenato da Johan Cruijff. Una storia durata una vita, una di quelle in cui quel magico gruppo di amici non si perde mai di vista e si sostiene nei momenti più difficili, fino alla fine, fino alla notte magica di Wembley, l’estate del 2021. Che poi è anche quella della vittoria agli Europei e di quell’indimenticabile abbraccio in lacrime tra i Gemelli del Gol. La cornice narrativa è rappresentata dal presente e dal passato di Vialli e Mancini in Nazionale: le delusioni di Italia '90 e gli allori di Euro 2021. Successi sportivi e traguardi, ma anche sentimenti, amicizia e complicità. Quella Samp fu speciale perché speciali furono gli interpreti. Che avevano una specie di luce negli occhi, quella di chi sapeva che stava scrivendo una pagina di storia. Lo loro e quella della Sampdoria.
CAST TECNICO
Regia – Marco Ponti
Soggetto e sceneggiatura – Pierdomenico Baccalario, Shadi Cioffi, Marco Ponti, Gianluca Vialli
Con la collaborazione di Andrea Delmonte
Fotografia – Timoty Aliprandi
Montaggio – Marco Guelfi
Musiche originali – Motel Connection e Gigi Meroni
Fonico in presa diretta – Alessio Fornasiero
Direttore di produzione - Giovanni Sabatini
Organizzazione generale – Christian Sacco
Produttore creativo – Emanuele Cava
Producer – Cecilia Passa
Produzione – Grøenlandia – Rai Cinema
Prodotto da – Marco Rovere, Leonardo Godano
Distribuzione – 01 Distribution
IL CAST SPORTIVO
Gianluca Vialli – attaccante 1990-91
Roberto Mancini – attaccante 1990-91
Gianluca Pagliuca – portiere, 1990-91
Giulio Nuciari – secondo portiere 1990-91
Luca Pellegrini – difensore e capitano 1990-91
Toninho Cerezo – centrocampista 1990-91
Fausto Pari – centrocampista 1990-91
Moreno Mannini – difensore 1990-91
Ivano Bonetti – centrocampista 1990-91
Giovanni Invernizzi – centrocampista 1990-91
Pietro Vierchowod – difensore 1990-91
Attilio Lombardo – centrocampista 1990-91
Marco Lanna – difensore 1990-91
Beppe Dossena – centrocampista 1990-91
Narciso Pezzotti – vice allenatore 1990-91
Massimo Rossi – magazziniere 1990-91
Claudio Bosotin - magazziniere 1990-91
Tito Gherardi – tifoso
Alecsandra Boskov – figlia di Vujadin Boskow (allenatore)
Francesca Mantovani – figlia di Paolo Mantovani (presidente)
Enzo Tirotta – tifoso
Alice Castellani – tifosa
Maurizio Castellani – ex proprietario Overjoyed
Carmine Vaccaro – ristoratore
Giuseppe Bergomi – ex capitano Inter
Federico Chiesa – attaccante Juventus
Franco Ordine – giornalista
Paolo Condò – giornalista












